Davide Gualano

L'Agenda del Poeta 2027

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L’Agenda del Poeta 2027

MEMORIE 

Scende la nebbia, leggera e crudele,
sfiora i balconi di torri spezzate.
Nessuno risponde, se bussi alle porte
ribatte soltanto un’eco che mente.

Un canto si leva tra i rami gelati,
ma è fatto di niente, di un sogno che duole.
Qualcuno cammina e forse svanisce;
la strada è perduta e non ha più ritorni.

La luna è un occhio che mai si richiude,
vigile e stanco sui vecchi peccati.
E sotto le ossa dormono ancora
nomi che il vento non osa chiamare.

Non dire parola, ché l’ombra ti sente.
Non guardare lo specchio: è vuoto da sempre.
La terra non brama, ricorda solamente.

AZZURRINA 

Mi chiamavano Azzurrina,
per quei capelli mai biondi né neri,
azzurri come un sogno smarrito,
come il cielo prima del temporale.

Correvo tra pietre fredde e torri,
figlia d’un tempo che non mi voleva,
le mani piccole, il cuore chiuso,
una risata stretta nel silenzio.

Nel giorno più lungo piovve dal cielo
un grido che nessuno raccolse.
Svanì la mia ombra tra scale e segreti,
giocavo col nulla e il nulla mi prese.

Ora cammino, ma non lascio orme,
soffio di vento tra mura spezzate,
perché il mio gioco non è mai finito
e io non so smettere di giocare.

CLARA 

Cammina a piedi nudi nei corridoi,
i muri sussurrano il suo nome
con voce d’acqua rovesciata
in un secchio vuoto.

Non ricorda il giorno esatto,
un pomeriggio tra le tende leggere
della cameretta e da allora
il tempo ha smesso di crescere.

Le sue mani sfiorano
le cornici delle foto,
come a cercare un nome
che è scappato via in sogno.
Ogni tanto la si sente contare
“uno… due… tre…”,
ma non arriva mai a dieci.

Forse cerca ancora qualcuno
che non l’ha mai cercata
o forse è soltanto il silenzio
che ha imparato a giocare da solo.

VITA

Infinitamente
aspirare a cieli
sognati, distanti
oscuri universi
incomunicanti.

DECADIMENTO

Decadimento culturale,
spirituale, permanente
crepuscolo della storia
incapace di recuperare
una perduta vitalità.
Non c'è pensiero o forse tanti,
i troppi deboli pensieri
che si alternano, si fondono
e confondono una massa
senza più una meta,
una casa dove tornare.

MAMON 

In profonde giungle
sottomarine, vastità abissali
di oscuri templi dimenticati,
da vetusti sacelli escono
morti ingioiellati, che portano
ad occhi di idoli antichi,
inafferrabili perché ancora giù,
dove desiderio e appagamento
non sono più, tenebre
sempiterne attendono.

CAINO 

Placata la fuga
forsennata, del sangue
ebbro, tutti i sensi
ascoltano il suadente
suono del silenzio,
un comando dal tempo:
nessuno tocchi Caino.

NEL VUOTO TUO RIMANGO PRIGIONIERO
(sonetto a Lucia)

Nel vuoto tuo rimango prigioniero,
figlia smarrita ai margini del cielo.
Il tempo è cieco, il cuore è un cimitero
che grida invano sotto un freddo gelo.

Le mie mani non stringono più il pensiero
del tuo sorriso limpido e ribelle,
rimane il pianto, stanco e sempre vero,
a spezzar l’alba in fredde e morte stelle.

Vorrei cercarti dove nasce il giorno,
tra i fiori o dove il vento canta piano,
ma trovo solo l’eco del ritorno

di un nome inciso in me, dolce e lontano.
Tu sei la vita mia che non ritorna,
sei l’assenza che stringe la mia mano.

LE VOCI DEL MIO SEME

L’albero della vita
al centro del Getsemani,
le voci del mio seme
si fanno più lontane.
Guardo oltre la torre
della solitudine
e vedo nostalgie
struggenti, desideri
svanenti infrangersi
sulle rovine del cuore.

ATTRAVERSO GLI OCCHI NUDI 

Attraverso gli occhi nudi osservai
svanire il dubbio
e tutto prese il senso
innegabile del nulla, la libertà
immacolata del vuoto, la pace
indifferente del silenzio.
Un minuscolo splendore mi ricordò
che il dolore è solo la faccia scura del paradiso
e la passione di vivere può abitare
la dolce speranza di incontrarti ancora.

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