{"id":223,"date":"2026-05-18T11:48:52","date_gmt":"2026-05-18T09:48:52","guid":{"rendered":"https:\/\/autori.casaeditricepagine.net\/gianni-mastroeni\/?page_id=223"},"modified":"2026-05-18T11:48:52","modified_gmt":"2026-05-18T09:48:52","slug":"poesie-2","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/autori.casaeditricepagine.net\/gianni-mastroeni\/poesie-2\/","title":{"rendered":"Poesie 2"},"content":{"rendered":"\n<pre class=\"wp-block-verse has-text-align-center\"><strong>1. Un pensiero <\/strong><br><br>Di tutto il male del mondo<br>chiss\u00e0, anima gentile, che te ne fai?<br>Nell\u2019eterno tuo impossibile<br>esser Bambino.<br><br>Un abisso delicato<br>che schiaccia e carezza, brutale <br>ogni angolo delle tue ombre;<br>nello scoccare impossibile<br>della tua mezzanotte, dimmi:<br>sorge mai il sole?<br><br>T\u2019ha rubato tanto la violenza  <br>tanto e forte e <br>pensavi d\u2019esser tu la ladra,<br>pensavi d\u2019esser tu violenta e, forse,<br>\u00e8 stato meglio che pensar d\u2019essere te;<br><br>Tu, che cerchi occhi che non odino<br>\/o che t\u2019amino senza far male\/<br>e che pure, forse, non sai come son fatti<br>e se lo sai, anima mia,<br>forse, non sai come distinguerli.<br><br>Che il furto stronzo e crudele che la vita t\u2019ha fatto<br>sar\u00e0 un sole eterno anche per chi non c\u2019ha gli occhi, io<br>non ho dubbio alcuno.<br><br>A volte sai, vorrei prestarti i miei occhi<br>per farti vedere come sai apparire<br>senza quell\u2019odio confuso che ti lotta dentro<br>e che ahim\u00e8 non sai Dire.<br><br>T\u2019hanno rubato le Parole anima mia<br>cos\u00ec \u00e8 di immagini che ti racconti<br>e vivono forti i tuoi Sensi <br>nei quadri che non sai parlare,<br>nei corpi sfiniti in cui ti confini.<br><br>Sar\u00e0 l\u2019immagine <br>d\u2019un micino estroso che ti prende per mano<br>a ricordarti di non dimenticare;<br>che va bene stare in silenzio, anche quando fa male;<br>che per toccarsi davvero, alle volte <br>non servono le mani<\/pre>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<pre class=\"wp-block-verse has-text-align-center\"><strong>2. Sorpresa:<br><\/strong><br>Era forse una notte come un\u2019altra -seppure mai le notti sanno restare identiche fra loro-<br>era come raccolto in un nucleo di tenerezza, come si fosse accucciato, raggomitolato, per tentar di regalarsi quella tenerezza lontana che tanto avrebbe voluto avvicinare.<br>Scorrazzava forse, in quel terreno dolce e ostile d\u2019una solitudine dubbia: il desiderio d\u2019isolarsi, l\u2019irrefrenabile e incomprensibile desiderio di ritorno all\u2019Uno che spesso inconsolabilmente ci macchia il torace e di cui, in un modo o in un altro, ci si deve far carico. <br>Tra il silenzio di fuori che segue ad una brutta notizia e quello di dentro che ingaggia la deiezione. <br>Sono come coinvolto in questo tenero abbraccio. <br>Un cuore dolce e organizzato desidera sempre che qualcuno di specifico irrompa nei suoi tanto agognati confini, senza chiedere permesso, seppur con gentilezza - questo credo io.<br><br>Cos\u00ec, d\u2019improvviso,<br>la sorpresa poi<br>il silenzio d\u2019una tenerezza indicibile.<br>Eccoli scomparire, sciolti<br>nella cera viscosa del bimbo<br>libero dalle catene,<br>libero di sconfinare!<br><br>Non so proprio se sia questo l\u2019amore;<br>senz\u2019altro qualcosa mi ha toccato,<br>il filo teso e familiare di qualcosa che sa tornare a casa.<\/pre>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<pre class=\"wp-block-verse has-text-align-center\"><strong>3. IL TAGLIO<br><\/strong><br>La fiera delle incertezze<br>annuncia il cambio di stagione;<br>esiliato per qualche tempo <br>ogni inutile strato di calore:<br>-non ci serve pi\u00f9 questo, <br>dicono con sufficienza,<br>ci ripenseremo pi\u00f9 avanti.<br><br>Sono un\u2019ondina timida e stanca<br>del mare che ti lambisce il guardo;<br>sono la spuma dolce della Tachipirina in cui cerchi salvezza, la stessa dell\u2019oceano salato in cui ti tuffi per<br>non pensare. <br>Sono il gusto dolce amaro delle sigarette che ti stancano; sono la ruota posteriore della tua macchina<br>che, un giorno, trovi fiacca e bucata;<br>sono la spazzatura che rimandi di buttar via, la scatola dei ricordi in soffitta. <br>Sono il vento che spalanca le tue finestre, l\u2019aria fresca che raddrizza i peletti e rabbrividisce la tua pelle liscia; sono un laccio delle scarpe proprio il giorno in cui si rompe, la matita ormai sfinita in cui ti congeli nell\u2019amore; <br>sono la macchia d\u2019olio sulla tua maglia preferita, il taglietto sull\u2019indice mentre pregusti la tua cena prelibata. <br>Sono il privilegio sporco e stanco di cui consisto e a cui m\u2019abbandono, il pranzo di domenica con parenti e parentesi; sono il tuo film preferito, che un giorno o l\u2019altro finir\u00e0 per stancarti.<br><br>Ascolto attento l\u2019Alto che decantano questi uccellini: sembra vogliano suggerirmi qualcosa alle volte <br>eppure forse, stan solo facendo il loro misero ed immenso lavoro.<br><br>Sono il mantello di dubbio in cui t\u2019avvolgi in me, <br>l\u2019aria pulita di ci\u00f2 che non si conosce,<br>lo straccio umido con cui puliamo e che ci fa sentir umani. <br><br>Sei, <br>forse, un gioco virtuoso del pensiero: hai lo scopo di un dio,<br>o il tragico t\u2019esprime?<br><br>Ancora.<br>Il fumo nella stanza ha roso l\u2019aria <br>e tu sei:<br>la balbuzie che succede a questo predicato nominale, la cenere e la buona salute che cadono da questa sigaretta abbandonata;<br>sei lo sguardo vispo di un bambino ribelle e<br>il rumore d\u2019un mobile che cade, urtato dal gattino che carezzi e che forse \u00e8,<br>per te, simbolo di ci\u00f2 a cui non si pu\u00f2 rinunciare. <br>Sono la comodit\u00e0 borghese delle case calde e accoglienti, non troppo e non troppo poco illuminate. <br>Sei il verbo essere, <br>eppure non sei dio. <br>Sei senz\u2019altro il tuo nome e, <br>ancor di pi\u00f9, <br>tutto ci\u00f2 che questo non sa dire.<br>Sei la stanca difficolt\u00e0 <br>di navigare in questo predicato nominale:<br><br>sono nato mentre ridevi<br>e m\u2019ammalo, m\u2019ammaro<br>in questa dolce illusione<\/pre>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<pre class=\"wp-block-verse has-text-align-center\"><strong>4. \/\/sono:<br><\/strong><br>sono il colpo in gola della prima sigaretta ogni mattina;<br>sono la luce che t\u2019incendia le ciglia mentre salti la colazione; <br>sono il vuoto nello stomaco a met\u00e0 giornata che riempi con la seconda sigaretta; <br>sono la mela rossa di cui ti nutri immaginando, con le gambe principescamente accavallate; <br>sono il bene che ti fai volere da chi ti odia e l\u2019odio che ti riserva chi pi\u00f9 ti ama; sono un fastidio intestinale a fine giornata che ti esclude, mentre tutti si tengono la mano al tramonto. <br><br>Sono il fastidio nelle orecchie dopo un rumore sgradevole, lo sgomento durante un contatto assai intimo; <br>sono lo sguardo con gli occhi del tuo prossimo amore; <br>sono la tosse grassa sulla via del ritorno a casa. <br><br>Sono lo sguardo obliquo che ricevi mentre parli fra te e te; <br>sono il grande Oggetto da cui ti senti inseguita nelle grigie giornate; <br>sono gli incubi che fai da quando eri piccola, sono le lacrime versate: in ogni momento in cui le hai versate senza volerlo; <br>sono il dolore ad una caviglia dopo un salto spericolato, lo sputo sulle mani per pulire una ferita: <br>la fretta del ritorno, <br>pi\u00f9 di quella dell\u2019andata.<br>Sono la tua solitudine nel silenzio acido; sono il fischio nelle tue orecchie mentre riorganizzi la mente camminando. <br>Sono il punto fisso su cui ti s\u2019incastra lo sguardo quando pensi intensamente a qualcosa. <br>Sono la dolcezza nei toni che usi senza volerlo; <br>sono il diaframma che si distende quando ci si concede alla spontaneit\u00e0; sono il fastidio soddisfatto di avere la pancia piena.<br>E anche se non ho mai imparato<br>t\u2019aspetto ancora all\u2019amore<br>seduto scomposto come un bambino<br>con le braccia senza oggetto<br>mentre fisso l\u2019orizzonte.<br>In quel bagliore di luce <br>riflesso nei tuoi orecchini <br>ho capito chi ero:<br>era caldo, arido, arrugginito e freddissimo. <br>Dovevo andare via, dovevo dimenticare tutto!<\/pre>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<pre class=\"wp-block-verse has-text-align-center\"><strong>5. (Un) Ricordo<br><\/strong><br>il fresco chiaro e pulito<br>(sei)<br>che bacia l\u2019ventre d\u2019un bue sfinito<br>e l\u2019sollievo in quei suoi occhi<br>neri e sordi.<br>Una doccia sotto al sole<br>e la danza gloriosa della primavera <br>nelle guance arrossate e <br>nel profumo - ai fiori<br>rubato dal vento.<br>eccomi figlio d\u2019un disincanto rubato;<br>una fotografia viva nell\u2019assenza:<br>uno scarto, una frattura <br>la torsione d\u2019un abisso<\/pre>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>1. 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