{"id":85,"date":"2025-10-14T21:57:04","date_gmt":"2025-10-14T19:57:04","guid":{"rendered":"https:\/\/autori.casaeditricepagine.net\/gianni-mastroeni\/?page_id=85"},"modified":"2026-05-18T11:42:20","modified_gmt":"2026-05-18T09:42:20","slug":"opere","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/autori.casaeditricepagine.net\/gianni-mastroeni\/opere\/","title":{"rendered":"Poesie"},"content":{"rendered":"\n<pre class=\"wp-block-verse\">Linee. Traiettorie. Tratteggi. Intrecci. Incroci, strade e rotonde di storie si spostano, rispettando quasi tutti i semafori, su tutto il contrario di una strada. Affanni di omini stanchi che, chiss\u00e0 da quanto in moto, domandano anche un sol momento di ristoro; ma la tempesta soffia e io, la guardo di sbieco, mi rilassa ma, niente mi infastidisce quanto ci\u00f2 che mi rilassa, quindi inclino la testa, rimanendo immobile; la pelle \u00e8 fredda a ragione del sottile vento deciso, instancabile; il mio corpo non percepisce le gocce, se non sulle tibie, incrociate ad x come la bandiera dei pirati. Un rettangolo morbido ci ha ospitato notte e giorno, uno, forse anche due, e ogni volta che i miei occhi si chiudono lenti mentre qualcuno blatera luminoso in uno schermo, il volume viene dolcemente alleviato da una mano leggera che, subito dopo la carezza, ripone il suo arto alla posizione iniziale. E mi sveglio, e quando vado nuovamente a dormire sorrido, notando la necessit\u00e0 di alzare il volume dello schermo luminoso, abbassato misteriosamente la scorsa notte.<br>Come un vuoto in mezzo al petto che rimbomba senza sforzi, parole macchinose precipitano gi\u00f9 da palazzi ed osservo la scena, sperando non finisca presto o augurandomi di star guardando un ricordo.<br>Costruzioni, artefici, le immagini sotto la fronte. Provocano prurito ma non mi gratto, scompongo piuttosto, in piccoli pezzetti, ogni ondata emotiva che bagna la mia riva, accogliendone colori, consistenza e temperatura senza mai dar nulla per scontato. Nel cuore di una notte meno buia delle altre rifletto, ma le immagini sono come viste dal vetro di un\u2019auto in mezzo alla pioggia e con i finestrini aperti, quindi attendo. Paziente.<\/pre>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<pre class=\"wp-block-verse\">Scivola dissenso<br>in acque salate,<br>quasi marmoree,<br>e occhi agitati:<br>questi,<br>indecisi e sicuri,<br>ondeggiano<br>come solo il mare<br>sa fare,<br>senza sapere come fermarsi.<br><br>Chi sono io per supporre anche un sol lamento? Per gridare in una folla di bisogni che anch\u2019io faccio parte del problema e che voglio contribuire alle urla? Preferirei non poco, sorridere e nascondermi; con eleganza per\u00f2. Ondeggiare, sicuro ma non deciso, scivolando tra i protestanti come ferro e olio; proporre vorrei, esternare tutta la volont\u00e0 di vita vorrei, mentre sto immobile in un punto ben preciso che rubo attimi al libero scorrere.<br>Basta guardare pi\u00f9 lontano di ieri per avere pi\u00f9 probabilit\u00e0 di capire dove andare e, semmai, da dove passare.<br>Giace, rannicchiato in un letto troppo vecchio, un bocciolo di creazione che rigenera le energie. Dorme beato. L\u2019inquietudine lavora, ma \u00e8 travestita da tante attrazioni intellettive che travolgono e avvolgono, creano meravigliosi pigmenti mentali che spingono dal precipizio della curiosit\u00e0 senza lasciar spazio di far l\u2019ultimo passo. Giochi, consapevolezza, sigarette cattive e caff\u00e8 appena sveglio si tengono per mano canticchiando una canzone che, in un modo o nell\u2019 altro, odiano tutti ma che, proprio per lo stesso motivo, tutti sanno a memoria e, partecipando al coro, ridono, piangono e fanno scommesse: scommesse di vita sotto chi scommesse la vita.<br>La bocca si scioglie, il gelato la recupera ma lo smog \u00e8 pi\u00f9 di ieri e dobbiamo andare dal dentista. Il rossetto dell\u2019assistente brilla come uno scippo a teatro, io ho paura dei teatri, per\u00f2 non del dentista; infondo, dopo c\u2019\u00e8 sempre il gelato. E infatti va tutto bene, il gelato \u00e8 buonissimo e nelle orecchie risuona, come un sogno, una di quelle canzoni che si sentono nelle sale di ebollizione cognitiva, con le luci colorate e gli occhi spenti. Colora il miscuglio delle mie immagini dando un ritmo alla scena; io in quel momento non lo so ancora, ma percepisco un che di positivo, affine, oserei. Palazzi popolari, anime perdute, urla disperate e gabbiani sui balconi pronunciano preghiere, rivolte solo a loro stessi. Dio li ha gi\u00e0 traditi; in ginocchio per chiesa ma non per pregare. Nascosti negli angoli tra dove la luce si \u00e8 persa e dove c\u2019\u00e8 puzza di piscio e birra vomitata. Li, proprio l\u00ec, il disordinato sociale che hai di fronte porter\u00e0 sua figlia a mangiare un gelato: \u00e8 l\u00ec per farle vedere il mondo, ma vedono solo il suo, di mondo, perch\u00e9 il resto non lo conosce. La bimba finir\u00e0 il gelato, guarder\u00e0 le mura, e canter\u00e0 di voler passare oltre con una splendida voce che, senz\u2019altro, favorir\u00e0 il consenso. Le perle ai suoi orecchi giocano come in un altalena, mentre lei si guarda negli occhi riflessa nello specchio e sussurra frasi motivazionali che imparer\u00e0 a memoria durante le crisi d\u2019ansia nei bagni della scuola mentre fuma sigarette rosse cercando nelle ante delle finestre una risposta ai suoi perch\u00e9. Senza mai affaticarsi troppo. Questa sera si vede bene: gli occhi sono fermi, \u00e8 il momento giusto per correre in ascensore, salire sul primo mezzo di trasporto che chi legge si immaginerebbe e cominciare un nuovissimo percorso, verso orizzonti scaduti e inconsapevoli, colori chimici e sorrisi, con lenti scure e spinelli al sole, se c\u2019\u00e8 un po\u2019 di venticello \u00e8 meglio.<br>Sgambetti, di verbo e di atto.<\/pre>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<pre class=\"wp-block-verse\"><br>Il dolore di una rabbia che mai ebbe il coraggio di nascere e divenir cosciente, urla disperate di un bambino bloccato nel sottotetto della casa che odia di pi\u00f9, che poi \u00e8 sempre la sua. Ombre di spaventi mai provati che prendono mille colori e non permettono la chiarezza di espressione e la pulizia di linguaggio. Un intero ecosistema di superfici marce che si autoregola rimanendo immobile. Sensazioni incomprese si annidano e si attanagliano nella mia foresta di confusione, che \u00e8 in realt\u00e0 inevitabilmente ordinata non potendo essere altrimenti. Indici di incomprensione reciproca che si scontrano fino a farsi sbucciare le ginocchia, come tronchi che non reggono il peso, come anime che non trovano pace.<br>Improbabili accostamenti cromatici entrano in empatia ed \u00e8 cos\u00ec davanti gli occhi di tutti il potere armonioso della contraddittoriet\u00e0. Ambedue le direzioni in cui mi diressi, in quella splendida mattina confusa e piena di male, puzzavano di umido, di gi\u00e0 calpestato.<br>La consapevolezza di un sentimento che non si sente, eppur sussiste; gridando, come chiunque sia affetto da disturbi di personalit\u00e0.<br>Ho ancora una volta lasciato vincere, in quanto presumo che il bisogno di vittoria sia un superfluo mezzo di affermazione personale; sono quindi spesso io solo ad abbandonare il palcoscenico, spontaneamente, quasi non volessi permettere a questo stupido gioco di partecipare di me, quasi non riuscissi a riconoscere di star giocando al gioco che affermo detestare di pi\u00f9, che ripudio come offensivo e limitante; come non volessimo accettare la discrepanza tra la natura dei nostri atti e la nostra prospettiva di astrazione a questo riferita.<br>Come se soffrire per scrivere fosse l\u2019unica condizione, l\u2019unica prospettiva di ricompensa autoimposta da un modello di ragionamento ormai tanto solido quanto puerile.<br><br>\u2018Incatenati in vortici di ricompensa<br>abbeveriamo le ninfe<br>sudando e piagnucolando<br>che qualcuno spenga la musica\u2019.<br><br>Cos\u00ec recitava la mia mente, in cima ad un palcoscenico naturalmente originato, mentre spettatori naturali quali pietre, animali, passanti e luoghi comuni borbottavano inferenze quantitative e rimanendo sempre nella posizione pi\u00f9 superficiale del panorama, senza ascoltare le foglie, senza osservare i disturbi comportamentali della natura, senza ascoltare il lamento dell\u2019ecosistema: tradito e sconfitto da un\u2019ispirazione pi\u00f9 grande che mai venne esplicitata.<br>Trover\u00f2 un canale di comunicazione ancor prima che uno di sfogo effettivo e le mie urla risuoneranno ridondanti, in una caverna dimenticata, come il riverbero di passi che calpestano se stessi.<\/pre>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Linee. 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