DIAMANTE
C'è un diamante in quella casa,
accudito da una teca di vetro
limpida come acqua di sorgente.
Danza cantando fasci di luce,
restituendoli al calore del sole
che ne accarezza le forme
con delicatezza d'altri tempi.
È puro come l'anima della natura
ancor celata allo sguardo umano;
i contorni addolciti
da un'eternità amorevole
che l'ha modellato con pazienza
in mani accoglienti,
la fermezza di un cuore integro
temprato da un'esistenza secolare.
Il diamante in quella casa,
emblema di bellezza e perfezione,
fregio di eterna forza e costanza
si interroga su quella strana creatura
dal fare malinconico e angosciato,
chiedendosi come possa
consumarsi d'inquietudine
per dei riti tanto volubili.
In quell'attimo, solenne ed infinito,
dinnanzi agli occhi del diamante
l'uomo rivolge la sua preghiera:
"Vorrei esser nato con la tua solidità
per non spezzarmi mai".
La pietra, sognante,
ricambiando il triste sguardo spera:
"Vorrei il calore del tuo battito,
per potermi accender d'emozioni".
OCEANO
Infinite direzioni, sconfinati orizzonti
calma piatta e burrasca
vento a favore, maremoti.
La percezione di una terra lontana;
forse, una rotta troppo distante da navigare…
ma chissà quali meraviglie da esplorare
colori da ammirare
una nuova lingua da imparare
nuove usanze da condividere:
un intero ecosistema, un mondo nuovo, sconosciuto.
Così potenzialmente pericoloso
eppure incredibilmente affascinante
La meraviglia di scoprire
il terrore di non sapersi adattare
la bellezza di acquisire
la paura di dover, un giorno, abbandonare.
Forse non abbiamo mai imparato realmente a camminare:
più che altro, galleggiamo in superficie
sbracciandoci malamente nell’oceano che è la vita;
continuamente in rotta verso terre inesplorate
navigando a vista guidati dall’ambiguo canto di sirene
fino a quando tradiremo la nostra sete di avventura,
ormeggiando sulle banchine di un porto qualsiasi
o fino a quando rassegneremo i nostri gradi,
troppo stanchi per scrutare l’infinito
cercando nuovi lidi verso cui approdare
fino a naufragare, esausti e privi di speranza
senza più alcuna aspettativa
su quell’unica isola che finalmente sa di casa
o magari, fino ad abbandonarsi all’abbraccio dell’oceano
socchiudendo gli occhi stanchi…
fantasticando di tutto ciò che sarebbe potuto essere.
GUARDAMI
Guardami,
non son dipinto a guerra per l'attacco
né vesto armature a mia difesa;
non porto scudi per nascondermi
né lingua tagliente che raggiri.
Non do fuoco a un sole che ti abbagli
né alcun alfiere che mi annunci.
Scrutami,
mi rimetto alla tua vista
nella luce in cui mi vedi
sono spoglio di artifici,
ombre e costruzioni.
Trovami ascoltando
le note dei miei passi,
ti aspetterò ballando
alla mia onesta verità,
nella musica soffusa
dall’essenza più sincera.
Vedimi,
avanza con passione
sul sentiero verso il cuore,
e abitami:
sarò il luogo che vai cercando.
Salda, stringiti
nella presenza del mio abbraccio
scaldandoti al tepore
dei più veri sentimenti.
Vivimi senza dubbi,
foss’anche io a darne vita…
se il mio cielo mai si rabbuiasse
soffieremo via le nuvole
a far spazio a nuova luce.