{"id":85,"date":"2025-10-14T21:57:04","date_gmt":"2025-10-14T19:57:04","guid":{"rendered":"https:\/\/autori.casaeditricepagine.net\/lucia-rocca\/?page_id=85"},"modified":"2026-04-22T12:40:21","modified_gmt":"2026-04-22T10:40:21","slug":"opere","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/autori.casaeditricepagine.net\/lucia-rocca\/opere\/","title":{"rendered":"L&#8217;Eco delle parole"},"content":{"rendered":"\n<pre class=\"wp-block-verse has-text-align-center\"><strong>Ti racconto una storia<\/strong><br><br>Tanto tempo fa, ma davvero tanto, non c\u2019era mamma tv, vi era un solo canale e le trasmissioni non duravano tutto il giorno, la programmazione durava poche ore e nel pomeriggio c\u2019era la tv dei ragazzi. Mi ricordo che a quell\u2019ora correvo dentro casa poich\u00e9 giocavamo fuori con tutti i bimbi del vicinato e mi posizionavo davanti alla tv, aspettando con ansia l\u2019inizio dei programmi. Oggi la tv, definita il nuovo focolare domestico, ha una notevole quantit\u00e0 di canali e la programmazione \u00e8 molto varia. C\u2019\u00e8 l\u2019imbarazzo della scelta e lo zapping fa da padrone. Il capo branco \u00e8 chi tiene il telecomando in mano, ti puoi salvare se in casa c\u2019\u00e8 un altro televisore in un\u2019altra stanza, solo l\u00ec, chiuso da solo, in piena autonomia, puoi scegliere cosa vedere. A quei tempi non era cos\u00ec, non tutti avevano la tv, ancora il boom economico non era scoppiato e questa situazione faceva s\u00ec che le famiglie si riunissero, ci si incontrava a casa di parenti, amici o di conoscenti. Altri si ritrovavano nei locali pubblici o al cinema. Il gossip non si faceva in tv o sui giornali scandalistici ma \u201d porta a porta\u201d, per i pi\u00f9 intraprendenti bastava origliare dietro le porte. In quegli anni io ero una bimba molto piccola con i capelli biondi, la mamma me li curava molto, me li pettinava e mi faceva le treccine che abbelliva con bellissimi nastri colorati. Mia madre era impegnatissima con noi figli, eravamo tre, non era nato ancora il mio terzo fratello, ma nonostante ci\u00f2, vi era un momento magico, dove tutto si fermava e riuniti accanto a lei, iniziava a raccontare, a narrare di fatti vissuti da lei tra i sette e gli undici anni durante la seconda guerra mondiale. Prima a Palermo, poi a Salaparuta e infine a Genova, dove mio nonno era stato trasferito dai Cantieri Navali di Palermo per continuare a lavorare. I fatti erano sempre gli stessi ma arricchiti dalle risposte alle mie domande sempre pi\u00f9 curiose su fatti e persone che man mano si presentavano nel racconto. Vedevo mia madre come una mamma super coraggiosa e mi chiedevo sempre cosa avrei fatto io al suo posto. Mi faceva tremare dalla paura il racconto della corsa ai rifugi non appena suonava la sirena, li immaginavo mentre correvano come lepri per nascondersi come topi impauriti nei ricoveri. Quando suonava la sirena non sempre i miei cari erano insieme, spesso si trovavano divisi nei rifugi poich\u00e9 al momento del bombardamento si trovavano in posti diversi e durante la permanenza in questi sotterranei, convivevano con la paura, perch\u00e9 fino a quando non suonava la sirena che li avvertiva del cessato allarme e uscivano fuori, non sapevano cosa fosse successo in citt\u00e0 e la sorte degli altri familiari perch\u00e9 le bombe a volte cadevano nelle vicinanze o addirittura sui ricoveri. La protagonista dei racconti era la fame, tutto ruotava intorno ad essa. Ci raccontava delle file interminabili da fare per prendere il necessario per sopravvivere, dato dallo stato, con una tessera, dove veniva calcolato minuziosamente quanto spettava ad ogni persona. Imparavamo che c\u2019era il mercato nero, dove potevi comprare di tutto se avevi soldi o se avevi oro da vendere. Si rammaricava che pur essendo italiani e nella stessa tragica situazione, la guerra, non si era solidali e caritatevoli, ancora le faceva male il ricordo di quei cartelli sui muri o sui portoni delle case che avvisavano che non si affittavano case ai meridionali. Il tempo passa ma i pregiudizi restano!<\/pre>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<pre class=\"wp-block-verse has-text-align-center\"><strong>Quando suonava la sirena\u2026\u2026\u2026!<\/strong><br><br>Mia madre \u00e8 nata a Palermo, nella borgata dell\u2019Acquasanta vicino il Cantiere Navale, dove mio nonno lavorava. Con l\u2019avvento della guerra il Cantiere divenne un obiettivo militare, a causa dei bombardamenti fu ritenuto, dalla sua famiglia, un posto non idoneo, dove continuare a vivere. Si trasfer\u00ec cos\u00ec nella borgata di Altarello di Baida, esattamente in via Pitr\u00e8, la strada che collegava la via Cappuccini all\u2019aeroporto militare di Boccadifalco. Qui si stabil\u00ec e vive ancora oggi. Questa era una zona molto verde, ricca d\u2019acqua, con molti alberi di arance, limoni, mandarini e nespole. Poche le famiglie radicate sul territorio, poche le abitazioni. Vi erano delle ville, dei fondi e dei bagli. Anche se piccola, questa comunit\u00e0, accolse senza esitare i molti sfollati che provenivano da varie zone di Palermo e che l\u00ec si erano trasferiti a causa della guerra. L\u2019aeroporto era presidiato dai tedeschi e proprio sopra vi era una galleria che i residenti usavano come rifugio antiaereo. Quando suonava l\u2019allarme, cominciava la corsa e come lepri iniziavano a correre verso la collina, verso la salvezza, da incoscienti, perch\u00e9 gli americani sorvolavano la zona con i loro aerei e andavano a bombardare l\u2019aeroporto, poich\u00e9 obiettivo militare. Un altro punto di raccolta, durante i bombardamenti era in via Cappuccini. Ancora fino a poco tempo fa era possibile vedere una freccia blu con scritto \u201cRICOVERO m 15\u201d sui muri di alcuni palazzi antichi. Segnalava il percorso pi\u00f9 breve per raggiungere tutti i tipi di rifugio, con relativa distanza in metri ancora da percorrere. Un giorno, durante un\u2019incursione aerea, mia madre con i suoi, si avviava verso la galleria, lungo la strada vi era una casa abbandonata, qualcuno si fermava l\u00ec e mio nonno si era deciso di fare altrettanto. Vi era molta gente rifugiata, mia madre, forse in preda al panico, preg\u00f2 mio nonno di non restare l\u00ec e di proseguire la corsa. Mio nonno la accontent\u00f2. Rimasero molte ore nascosti nel ricovero perch\u00e9 quel giorno, la sirena, che avvertiva che l\u2019incursione era finita, si fece attendere. Scampato il pericolo, si avviarono verso casa. Passarono di nuovo vicino la casa, rimasero pietrificati, si erano salvati per miracolo, di quella casa abbandonata non erano rimaste che macerie!<\/pre>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<pre class=\"wp-block-verse has-text-align-center\"><strong>Sfollati a Salaparuta!<\/strong><br><br>Per un breve periodo i miei nonni si trasferirono a Salaparuta, paese originario della nonna. Mia madre era felicissima perch\u00e9 con loro vi erano diversi cugini su per gi\u00f9 della stessa et\u00e0. Come detto tante volte c\u2019era molta fame e per i bambini ancora di pi\u00f9 visto che era l\u2019et\u00e0 della crescita. Il posto era molto bello, in piena campagna, luogo adatto per le scorribande dei bimbi. L\u00ec vicino vi era un campo coltivato a fave e si sa che le favette fresche sono molto tenere e deliziose. Un\u2019idea fissa cominci\u00f2 a serpeggiare nelle menti di loro bambini, dovevano raggiungere il campo ma non dovevano essere visti. Come fare? Nelle riunioni segrete tra di loro, ogni bambino esponeva un piano, ma non fu facile trovare una soluzione. Uno di loro not\u00f2 che le fave erano cresciute tanto, gli steli erano alti, e tra una pianta e l\u2019altra c\u2019era un po\u2019 di spazio. Port\u00f2 alla riunione un suo piano, avrebbero strisciato a terra tra le piante e cos\u00ec nascosti dalle piante avrebbero potuto fare una bella scorpacciata di fave. Tutti accettarono di buon grado e aspettarono il giorno seguente per entrare in azione. Tutto sembrava andare per il meglio ma non avevano previsto che le piante al loro passare si muovevano e che i proprietari da lontano controllavano il terreno. Prima di uscire rimasero nascosti per un bel po\u2019, sapete perch\u00e9, i proprietari cominciarono a gridare perch\u00e9 avevano capito che c\u2019era qualcuno, in assenza di vento non era possibile che le piante si muovessero. I bambini rimasero immobili mangiando tutte le fave vicino a loro e aspettarono che non si sentisse pi\u00f9 nessuno urlare. Riuscirono a scappare ad uno ad uno senza essere visti. Tornarono a casa e furono rimproverati perch\u00e9 si erano allontanati per molto tempo destando preoccupazione tra i grandi che erano all\u2019oscuro di tutto.<\/pre>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<pre class=\"wp-block-verse has-text-align-center\"><strong>Una buona colazione!<\/strong><br><br>La mattina non c\u2019era molto da mangiare, erano in molti e molti bambini. Il latte lo bevevano, le mucche c\u2019erano e producevano un buon latte, ma i ragazzini avevano sempre fame e andavano alla ricerca di qualcosa da mettere nello stomaco. \u00e8 PROPRIO VERO LA FAME AGUZZA L\u2019INGEGNO E UN ALTRO PIANO AVEVANO IN MENTE. Avevano notato che una vicina aveva molte galline e che facevano ogni giorno molte uova, questo era un altro obiettivo da raggiungere, la conquista dell\u2019uovo ogni mattina, ma come fare. Non potevano prenderle e portarle vie, se ne sarebbero accorti che mancavano le uova e avrebbero subito pensato a loro. Un altro modo ci doveva essere! Ripresero le sedute segrete e l\u2019esposizione dei vari piani d\u2019azione. Maschi contro femmine, ma alla fine una decisione fu presa. Le uova sarebbero rimaste l\u00ec ma vuote, come fare? Facilissimo, si bucavano con uno spillo da tutti e due i lati e si succhiavano facendo attenzione a non rompere il guscio. La missione incominci\u00f2, furono fatte fuori diverse uova! La vicina intrattenendosi con i grandi cominci\u00f2 a lamentarsi, non capiva come mai trovava alcune uova vuote senza contenuto. Era molto strano e pens\u00f2 che le galline dovevano essere ammalate di qualcosa, ma non capiva cosa. Lo capirono i grandi che scoperto l\u2019arcano li rimproverarono aspramente, si fecero promettere che non l\u2019avrebbero fatto pi\u00f9. La vicina non seppe niente di tutto ci\u00f2 perch\u00e9 nel frattempo le galline, erano guarite!<\/pre>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<pre class=\"wp-block-verse has-text-align-center\"><strong>Una brutta avventura!<\/strong><br><br>Anticamente non vi erano le fognature, in casa non vi erano gli scarichi come ora, per andare in bagno si usavano dei recipienti in terracotta dove tutti facevano i loro bisogni e poi venivano svuotati. Qui in campagna a Salaparuta vi era un piccolo fiume dove veni va svuotato questo recipiente e si ripuliva nell\u2019acqua del fiume. Bisognava stare attenti perch\u00e9 ci\u00f2 che veniva buttato a volte rimaneva fermo e bloccato in una parte e si accumulava per cui la sera specialmente al buio bisognava stare attenti a dove mettere i piedi. Mia nonna non faceva mai questa operazione, andava mia madre che sapeva come destreggiarsi sul posto. Non conosceva nemmeno il posto e quindi non andava mai. Mia nonna era sorda, non sentiva nulla e solo gridandole nell\u2019orecchio riusciva a capire cosa si diceva. Pensate di sera al buio distante da qualcuno e senza poter leggere le labbra, cosa poteva succedere. Una sera decise di accompagnare mia madre al fiume. Camminavano lentamente e arrivarono sul posto. Mia madre le grid\u00f2 di fermarsi e inizi\u00f2 l\u2019operazione che faceva ormai abitualmente. Perse di vista un attimo mia nonna che non avendo sentito nulla cominci\u00f2 a camminare nell\u2019acqua del fiume proprio nella direzione sbagliata. Fu un attimo e sprofond\u00f2 nella melma, si riemp\u00ec di escrementi e non riusciva ad uscirne fuori. Fu un dramma tirarla fuori da l\u00ec, ma la cosa pi\u00f9 brutta fu ritornare a casa in quelle condizioni che puzzava e tutta sporca. Dopo questa esperienza non si rec\u00f2 pi\u00f9 al fiume e la cosa rimase memorabile!<\/pre>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<pre class=\"wp-block-verse has-text-align-center\"><strong>Partenza per Genova\u2026\u2026.<\/strong><br><br>La guerra faceva il suo corso e mio nonno per lavoro fu trasferito dal Cantiere Navale di Palermo a quello di Genova. Tutta la famiglia composta da quattro persone, madre, padre, e due figlie, mia zia di diciotto anni e mia madre di nove si prepararono a lasciare la loro casa, i parenti, la Sicilia, in un momento terribile, dove tutto era precario, dove dovevi andare a cercare un posto dove dormire e mettere al sicuro la famiglia. Il viaggio fu allucinante, stipati, senza intimit\u00e0 con la paura dei bombardamenti e le continue soste alle stazioni di passaggio. Non c\u2019erano i treni veloci a lunga percorrenza e il viaggio dur\u00f2 diversi giorni. Arrivarono distrutti, ma la cosa pi\u00f9 importante era: essere ancora tutti vivi. Trovare casa fu molto difficile perch\u00e9 non affittavano le case ai siciliani, ma un tetto si doveva avere per dormire e dopo tante traversie riuscirono nell\u2019intento. Le ore di lavoro a quei tempi non erano le trentotto ore di adesso, si lavorava dalla mattina presto fino al tardo pomeriggio, senza contare che se c\u2019era bisogno di consegnare il lavoro facevano tanto straordinario e si lavorava anche la domenica. Rimasero con mio nonno poco tempo mia nonna e mia zia, mentre mia madre per tre anni continu\u00f2 a vivere a Genova con suo padre. La mattina si alzava alle cinque e a quella tenera et\u00e0 preparava la colazione a mio nonno e si occupava della casa. Con la tessera andava a fare interminabili file per prendere quello che gli spettava, ci\u00f2 che lo stato aveva deciso di dare per sfamare la gente. Mia zia, aveva paura dei bombardamenti, era terrorizzata, i tedeschi erano molto presenti nel territorio e la lotta partigiana era molto forte in quella zona. Mia madre invece era molto intraprendente e andava sempre in giro a cercare qualcosa da mangiare o a fare qualche lavoretto a casa di qualcuno per racimolare qualche soldo. Molti sono gli episodi raccontati da lei di storia vissuta, racconti tristi che ancora oggi mi fanno tanto male.<\/pre>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<pre class=\"wp-block-verse has-text-align-center\"><strong>Un brutto incontro\u2026\u2026.<\/strong><br><br>Un giorno, durante un allarme, mia madre era da sola, la sirena avvis\u00f2 che stava per cominciare un bombardamento e in fretta e furia si diresse verso il ricovero pi\u00f9 vicino. I partigiani cominciavano a essere pi\u00f9 pressanti contro i tedeschi e loro di contro facevano rappresaglie contro i civili inermi e per ogni tedesco ucciso prendevano dieci italiani e li fucilavano. Man mano che si avvicinava, not\u00f2 subito che non c\u2019era la solita gente all\u2019ingresso, ci\u00f2 era molto strano ma, s\u2019inoltr\u00f2 comunque nella galleria in cerca di un posto, dove sedersi e attendere la fine dell\u2019incursione aerea. I rifugi erano illuminati, ma come quando si entra in una galleria con la macchina, gli occhi hanno bisogno di un po\u2019 di tempo per abituarsi a quella luce, mentre attraversava i lunghi corridoi, da lontano scorse sui sedili due militari. Erano seduti sui sedili di pietra con gli elmetti e i fucili stretti nelle mani. Era molto strano, di solito era tutto pieno di gente e spesso non c\u2019erano posti a sedere per tutti sui sedili e la confusione regnava sovrana. Avvicinatasi, cap\u00ec dalla divisa che erano due soldati tedeschi, giovanissimi, sembravano dormire. Allung\u00f2 il passo e and\u00f2 oltre, ma appena oltrepassato il sedile, i due militari si mossero, scivolarono piano piano e caddero a terra distendendosi lasciando una scia di sangue. Erano stati uccisi! Presa dalla paura cominci\u00f2 a correre per i corridoi fino a quando usc\u00ec sconvolta all\u2019aperto. Torn\u00f2 a casa terrorizzata ma per raccontare cosa era successo, dovette aspettare la sera quando mio nonno si ritir\u00f2 dal lavoro. Dopo questa brutta esperienza, era pi\u00f9 attenta e cercava di avviarsi in compagnia in un rifugio. Ogni volta che racconta questo episodio, si rammarica, che con quell\u2019atto, i partigiani, avevano messo a repentaglio, la vita di molti civili. Quel giorno i tedeschi caricarono sul camion i primi dieci italiani, tutti uomini, che trovarono per strada. Non tornarono pi\u00f9 a casa dai loro cari!<\/pre>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<pre class=\"wp-block-verse has-text-align-center\"><strong>La piccola vedetta lombarda\u2026<\/strong><br><br>Mia madre, aveva come vicina di casa, una signora genovese che, nonostante la guerra, non aveva problemi finanziari, infatti, la pasta non mancava a tavola tutti i giorni. Venutolo a sapere, un giorno propose alla signora di aiutarla a pulire la casa in cambio di un piatto di pasta. La signora accett\u00f2 di buon grado e mia madre aspettava quel giorno con ansia con l\u2019acquolina in bocca. La signora aveva un ragazzo che si recava al lavoro tutti i giorni e per l\u2019ora di pranzo tornava a casa per mangiare un piatto di pasta. La signora, aveva l\u2019abitudine di aprire la finestra e con un binocolo scrutava i dintorni fino a quando scorgeva il figlio che sbucava da una stradina. Appena lo individuava, andava a mettere gi\u00f9 la pasta nella pentola, nell\u2019acqua che bolliva. Accorciava cos\u00ec i tempi di attesa e suo figlio trovava gi\u00e0 a tavola la pasta. Arriv\u00f2 il giorno tanto atteso per mia madre, la vicina la invit\u00f2 ad andare a casa sua per essere aiutata nelle faccende domestiche. Aveva l\u2019acquolina in bocca! Quel giorno mia madre non risentiva della fatica e aiutava volentieri la signora e la accontentava volentieri consapevole della buona ricompensa. Era arrivata la fatidica ora! La signora mise sul fuoco la pentola e cominci\u00f2 il rito dell\u2019attesa. Lo vide arrivare e di corsa butt\u00f2 la pasta. Passarono pochi minuti e i vicini cominciarono a bussare con furia dietro la porta, la signora apr\u00ec, ma non vide suo figlio! I tedeschi avevano notato che qualcuno con il binocolo scrutava la zona, pensando fossero dei partigiani, prelevarono il ragazzo e lo fucilarono. Una tragedia immensa. Quel giorno il pranzo fu saltato, la pasta rimase nella pentola, mia madre digiuna!<br>Anche mia madre a casa ha un binocolo e poich\u00e9 abita nei piani alti, ha l\u2019abitudine di usarlo. Quando vado a trovarla, spesso \u00e8 con il binocolo in mano sul balcone di casa ed io le dico: stai attenta con questo binocolo, che ti finisce come a Genova, mi ricordi la piccola vedetta lombarda, cos\u00ec, almeno, le strappo un sorriso.<\/pre>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<pre class=\"wp-block-verse has-text-align-center\"><strong>Che meraviglia quel vestitino!<\/strong><br><br>Quando mia madre si era trasferita a Genova, non avevano portato molte cose, anche la biancheria era contata, non \u00e8 come oggi che i vestiti sono alla portata di tutti e si trovano gi\u00e0 confezionati. Crebbe da subito la necessit\u00e0 di avere un vestito nuovo da mettere anche la domenica per andare a Messa. Il problema principale erano i soldi, si doveva comprare la stoffa e provvedere poi, a far cucire da una sarta i vestiti. Impresa non facile, i soldi non bastavano! Si compr\u00f2 prima la stoffa ma inaspettatamente una vicina si offerse di cucire gratis i vestiti. Ci volle un po\u2019 di tempo, dopo prove e riprove i vestiti presero forma e finalmente furono pronti per essere indossati. Una bella domenica si rec\u00f2 in chiesa, mia madre era felicissima di sfoggiare il suo vestitino, alla fine della funzione si avviarono a casa lentamente. Si tolsero i vestiti che, provvisoriamente, adagiarono sul letto, e, indossati abiti pi\u00f9 comodi per la casa, si diressero in cucina per preparare il pranzo. La sirena, inaspettatamente cominci\u00f2 a suonare, pertanto, precipitosamente, lasciarono l\u2019appartamento per raggiungere il rifugio pi\u00f9 vicino. Il bombardamento si prolung\u00f2 pi\u00f9 del solito, il tremare delle pareti avvisava chiaramente che le bombe cadevano vicine. Finalmente l\u2019allarme cess\u00f2 e si rimisero per strada per tornare a casa. Da lontano videro che una parte del palazzo era crollata. Via via che si avvicinavano, notavano sul loro balcone, sui fili da stendere, qualcosa che pendeva. Arrivarono a casa, entrando trovarono tutto spalancato, vetri rotti e in camera non trovarono pi\u00f9 i loro vestiti sul letto. Lo spostamento d\u2019aria li aveva scaraventati sui fili da stendere ed erano l\u00ec attorcigliati, a brandelli! Avevano perso i sospirati vestiti ma avevano avuto salva la vita.<\/pre>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<pre class=\"wp-block-verse has-text-align-center\"><strong>Cosa non si fa per un salamino!<br><\/strong><br>A Genova, vicino la casa di mia madre, vi era un edificio piantonato dai tedeschi, dove in un magazzino vi era stipato ogni ben di Dio. Il passa parola diceva che vi tenevano il mangiare per i militari e che per lo pi\u00f9 era stato requisito ai civili. La cosa non andava gi\u00f9 ma non si poteva far niente contro i militari per paura di una rappresaglia. Un giorno arriv\u00f2 la notizia che i tedeschi stavano abbandonando la citt\u00e0, in effetti, si erano visti movimenti strani e passaggi di camion con molti militari a bordo, ma non verificarono la veridicit\u00e0 della notizia. Mia madre usc\u00ec con sua sorella per il solito rito del ritiro del cibo che toccava con la tessera, e arrivata vicino l\u2019edificio, vide della gente sostare nei pressi. Bast\u00f2 un cenno e non vedendo nessun militare i residenti assalirono il magazzino e cercarono di prendere tutto quello che potevano. Mia madre trascinando sua sorella, entr\u00f2 e cominci\u00f2 a prendere formaggi, salamini, e cercava di farsi spazio tra gli altri. La gioia dur\u00f2 un attimo, cominciarono a sentire avvicinare i camion che arrivati davanti al magazzino scaricarono i militari armati di mitraglietta. I tedeschi cominciarono a mitragliare i civili mentre correvano da tutte le parti, mia madre mentre scappava tirava sua sorella e sentendo gli spari pens\u00f2 che l\u2019unica salvezza fosse di buttarsi a terra, e fingersi morta. Si buttarono a terra e si misero accanto ai corpi inermi dei civili. I tedeschi si allontanarono e solo allora, dopo un po\u2019 di esitazione, tirando sua sorella, pietrificata, si rialzarono e corsero via verso casa. Anche stavolta era stata fortunata e a casa non port\u00f2 alcun salamino!<\/pre>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<pre class=\"wp-block-verse has-text-align-center\"><strong>Un buon pranzetto!<\/strong><br><br>Una mattina, mia madre si era alzata presto com\u2019era solito fare, prepar\u00f2 la colazione per il pap\u00e0 e per lei, sistem\u00f2 la casa e cominci\u00f2 a pensare a cosa preparare per il pranzo. A casa non c\u2019era molto da mangiare e quindi, mia madre, cominciava a mettere in campo tutte le sue forze e a pensare a come avrebbe potuto racimolare qualcosa per il pranzo. Si prepar\u00f2 per uscire e lasciata casa, cominci\u00f2 ad andare in giro alla ricerca. Mentre camminava, pass\u00f2 vicino a un campo, si ferm\u00f2 un attimo e mentre osservava il prato, ebbe l\u2019impressione di vedere muovere qualcosa. Incuriosita, si sofferm\u00f2 a guardare e con sua grande sorpresa ebbe la conferma, quel dubbio era realt\u00e0, aveva visto qualcosa e quel qualcosa era: un coniglio! Nella mente di una bambina quella di catturarlo era la cosa pi\u00f9 facile da fare, appena si sarebbe fermato per una pausa, gli avrebbe buttato addosso il cappotto e l\u2019avrebbe immobilizzato. Cominci\u00f2 la caccia. Lo seguiva senza perderlo d\u2019occhio ma, sempre, nel momento pi\u00f9 propizio, lui, con un balzo, scappava via e riprendeva la sua corsa. Questa cosa and\u00f2 avanti per pi\u00f9 di un\u2019ora e si era allontanata parecchio da casa. Continu\u00f2 ancora la sua caccia ma il copione si ripeteva, il coniglio non si faceva prendere, pens\u00f2 allora che non fosse il caso di continuare con questa impresa troppo si era allontanata da casa. Suo malgrado e a malincuore, dovette abbandonare quel desiderio di vedere sulla sua tavola, fumante in un vassoio, un profumatissimo e squisito coniglio alla cacciatora. Il ritorno a casa fu molto triste, la stanchezza si faceva sentire e i piedi, fumavano!<\/pre>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ti racconto una storiaTanto tempo fa, ma davvero tanto, non c\u2019era mamma tv, vi era un solo canale e le trasmissioni non duravano tutto il giorno, la programmazione durava poche ore e nel pomeriggio c\u2019era la tv dei ragazzi. 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