Michele Alvaro

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Percezioni

Una piccola tribù di luce

Io, Margherita, i gatti della terra
e i piccoli re del nostro regno

(Samuele e Federico)

Io, Margherita,
e i gatti della terra
camminiamo piano
sul bordo del giorno,
senza far rumore.

Lei ha il cuore che sa ascoltare
anche quando tace.
Io ho parole che a volte inciampano,
ma che a lei ritornano sempre.
I gatti…
loro sanno tutto
e non dicono niente.

Poi arrivano loro,
Samuele e Federico,
con occhi che brillano
più delle stelle,
con mani piccole
che stringono il mondo
senza ferirlo.

Giocano con i gatti,
corrono nei sogni,
portano vita tra i fiori e le coperte,
tra un disegno stropicciato
e una risata che vola alta
come preghiera d’amore.

Sotto la luna che sa di casa
ci stringiamo ai sogni semplici:
un gesto buono,
una carezza che salva,
un miagolio che consola.

Margherita sorride agli occhi felini,
li ama come ama i passi lenti del mondo
che ancora sa fermarsi a guardare.

Io li guardo tutti
— lei, i gatti e quei due miracoli —
e penso che Dio
abbia nascosto nei dettagli
il senso vero del vivere.

E così si va avanti,
tra coccole e tramonti,
io, Margherita,
i gatti della terra,
Samuele e Federico:
piccola tribù di luce
nel tempo che resta.

La mia famiglia

‘Na Famija come Dio comanna

Er monno gira, e spesso va de fretta,
tra chi se perde e chi fa la corsetta,
ma ce sta ‘n posto, puro quanno è stracco,
che t’accarezza er core e te dà ‘n abbraccio.

È casa tua, co’ tutti li casini,
co’ mamma, padre, zii, fratelli e cugini,
co’ ‘na tovaja sporca e la caffettiera,
co’ ‘na parola detta come preghiera.

‘Na famija nun è solo parentela,
è ‘na mano che t’aiuta e te consola,
è ‘n silenzio che capisce senza fiata’,
è ‘n “te vojo bene” detto a mezza strata.

C’è chi ce nasce, e chi ce arriva piano,
tra liti, baci, e l’arte der perdono umano.
È come ‘na canzone a quattro voci
che canta forte pure quanno te strozzi.

E allora oggi, in questa gran giornata,
festeggiamola tutti, ‘sta gran trovata
che Dio ce fa’ quaggiù, co’ core e core,
‘na famija che vive solo d’amore.

E se ce stanno guai, dolori o guazza,
ce se stringe più forte… e passa la tempazza.
Perché si stamo uniti, anche tra le croce,
la famija è la voce... della Sua Voce.

Tra castelli e maree, nel cuore di Scozia

Nel silenzio severo di St. Andrew antico,
il castello si staglia, fiero e solenne,
tra scogli battuti dal vento amico
e il mare che intona nenie eterne.

Tra archi spezzati e torri crollate,
le pietre raccontano storie passate:
di vescovi, re, amori traditi,
di sogni perduti e voti smarriti.

Poi mi incammino lungo la riva,
dove Leven sospira e il passo invita.
Gabbiani candidi danzano al cielo,
mentre corvi neri seguon il velo
dei miei pensieri in silente cammino,
fra ciottoli chiari e odore di timo.

Scoiattoli grigi saltano in fretta
tra rami curvanti sull’erba già stretta,
mentre ruscelli, limpidi e freschi,
cantano versi tra sassi e cespugli creschi.
Uccelli diversi, con voci leggere,
intrecciano canti nell’aria più fiera.

E infine giungo dove Maria regina
dimorò fra splendore e dura rovina.
Il castello si apre in sale maestose,
tra affreschi antichi e tende sontuose.
I giardini esplodono in mille colori,
profumano l’aria di rari odori,
tra rose, narcisi, viole e lillà,
un mondo sospeso che il tempo non ha.

Scozia, sei fiaba, respiro e memoria,
sei luce che danza fra nebbia e gloria,
sei pace che avvolge chi viene a cercare…
e resta nel cuore, il ricordo del tuo mare.

Mare di Bagnara

Tra scogli e pietre la riva racconta,
Bagnara incrocio di venti e memorie,
con Scilla che veglia dal suo promontorio
e Cariddi che inghiotte segreti tra i flutti.

Se l’aria è chiara e il cielo sorride,
le Eolie si alzano come miraggi di fuoco,
vulcani che parlano alla notte silente,
luci che danzano sopra l’acqua cristallina.

Alla riva la sabbia non è che pietrisco,
grani di roccia, cuori di sasso,
una spiaggia che graffia i piedi scalzi,
ma punge l’anima come una spina dolce.

Vicino alla riva i fondali respirano,
trasparenti come verità dimenticate,
li vedi anche quando il sole s’inchina,
li senti chiamare quando il cuore s’affonda.

O mare di Bagnara, testardo e antico,
voce di pescatori, vento salmastro che canta,
portami via con questi pensieri salati,
nelle tue onde, per sempre abbracciati.

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