L'AMORE DIETRO L'ANGOLO
Avevo bevuto quanto bastava.
Tutto era andato bene.
Ero felice, apparentemente serena.
Ma compresi che quella felicità era apparente, vuota, senza un vero senso.
Credevo di aver riempito un vuoto, colmato un bisogno.
Sembravo serena.
Tutto era andato apparentemente bene, ma proprio tutto, forse no.
Nonostante quel tutto, qualcosa mancava, e non era una mancanza da poco.
Guardai dentro il mio cuore: era chiuso.
Batteva, sì batteva, ma il suono del suo battito strideva col suono della mia felicità. Sembravo felice, ma mancava qualcosa.
Mancava il vero amore, quel bene che aiuta a superare ogni vuoto; che illumina ciò che è buio; che ubriaca senza berlo.
Partii, una voce mi chiamava.
La ascoltai... Urlava.
Fermati mi disse.
Mi fermai e compresi che quello di cui avevo realmente bisogno era lì: intoccabile; inavvicinabile.
E Piansi. Lacrime scendevano sotto la mia maschera.
Avevo capito dove era il vero amore, e che non potevo toccarlo.
Avevo paura a toccarlo.
Sapevo quanto avrei rischiato perdendolo.
Come pesante sarebbe stata la sua perdita.
Soffrivo solo all’idea di poterlo perdere.
Sentivo il bisogno continuo di sentirlo con me.
Lo sentivo ancor più quando voleva andar via.
Sapevo che mi sarebbe mancato.
Allora, anche se non c’era, lo sentivo con me, e nessuno poteva allontanarlo da me.
E tutto era un coinvolgente e frenetico gioco di anima e cuore, in un confuso ballo di corpi ubriachi d’amore.
ERO SAMY
Sorridevo felice un dì. Nonna mi amava. Per fortuna era lì.
Mamma e papà a divertirsi, ma nonna era lì. Per fortuna era lì.
Sorridevo felice un dì. Sorridevo. Ancora potevo.
Era bello quel ragazzo. Mi innamorai. Credevo di amarlo. Garbato e gentil sembrava.
Tanto mi amava. Incontrai quel ragazzo. Credevo di amarlo.
Proviamo mi disse, è piacevole vedrai. Io, sciocca, provai.
Inebriante il profumo, più ancora l’effetto. Che bella sensazione provai.
Mi dissi, fermarmi potrò. E sbagliando riprovai.
L’inebriante sostanza ormai era in me, mai più fermarmi potei.
Inebriante il profumo, per l’effetto sballai.
Che bella sensazione provai. Mai più mi fermai. Da comunità, stupida scappai.
Son fortunata, mi dissi. Ho casa dove andar.
A casa la sera tornavo, mi lavavo, mangiavo e riposavo.
Effervescenza nel corpo sentivo, inebriante era il profumo, più ancora l’effetto.
e uscire dovevo.
Tanto costava. Per strada a battere andai.
Con clienti affamati di sesso per strada la notte giocavo.
Giocavo e guadagnavo. Ricca sarei diventata, ma tutto spendevo.
Fortunata io ero, una casa l’avevo. Lo dissi a un amico.
Lui mi avvisò. Nulla è per sempre mi disse, e tutto cambiò.
Ero bella, profumata di rose. Ero Samy e ora son qui, in giro per strada sporca e svestita.
Sporca, puzzolente e impaurita, ora son qui. Gente passa e disgustata mi guarda.
Ora son qui, ma nessuno mi vuole. Da mangiare non ho. Nei cestini rovisto.
Sto nel buio. I miei occhi spenti cercano luce, ma luce non c’è.
Mamma non apre, i vicini mi cacciano. La polizia mi insegue. Io non mollo.
Ero bella, ero Samy. Ora Samy dov’è?
SEMPRE CON ME SARAI
Da tempo non eri con me.
Ti stavo pensando.
Sentivo ogni tua parola.
Addirittura, la tua voce sentivo.
Tutto facevano vibrare le tue parole intorno a me.
Nulla ora è più uguale senza te.
Tanto ti avevo amato.
Un macigno la tua assenza è ora su di me.
Folle era il mio amore, che ora ancora ti vedo qui,
sperando in ogni momento che tornar da me tu possa.
Pura illusione è, lo so,
ma illudermi e sentirti con me qui, mio amor, io voglio.
E tu con me, ovunque sarai,
per sempre sarai.
STELLA COMETA
E ti vedevo
laddove i miei occhi
non potevano guardare.
Come sempre eri bella.
Allegra sembravi,
ma vivevi di un’allegria passeggera.
Strane stelle luccicanti
brillavano in cielo,
ma afferrarle ti era impossibile.
Troppo abituate erano
a restare sole,
e da te così alte e lontane.
Provasti a sfiorarle,
ma presto capisti che erano
sfuggenti, imprendibili, quasi arroganti.
Altro volevano,
quelle stelle,
che farsi prendere da te.
Restare con te?
Ancor meno volevano.
E la luna…
la luna dov’era?
Lei era pronta.
Lei già sapeva che senza stelle
da lei saresti tornata.
E da lei,
triste e disillusa,
tornasti, ma non era certo quel che volevi.
Ti eri illusa
di toccare almeno una stella.
Doveva sapere di miele…per nulla dolce purtroppo era stata.
Eri triste, la tua stella cometa era altrove.
Lei in un mondo d’amore voleva portarti.
Abbandonata tu l’avevi, e per la sua strada lasciata andare.
Sola e triste era rimasta e per te nulla più poteva fare.
Ancora forte piange la tua stella cometa,
ma di ghiaccio ora è, e lacrimar più non può.
TUTTO ERA SILENZIO
Stavi là a divertirti,
a bere, mangiare e sognare.
Facevi sesso e provavi piacere.
Io ero qui più solo che mai.
Il sole, le stelle e uno spicchio di luna guardavo.
Il cielo era blu, ma io tutto nero vedevo.
Tutto per me era triste,
ma cercavo d’esser allegro,
Certamente bleffavo.
Più fingevo che tutto fosse bello,
più piangevo. Come ero triste,
di certo non sorridevo.
Credevo di ascoltarti e vederti.
Mi illudevo, tu non c’eri,
e tutto era silenzio.
IO E TE
Eravamo io e te,
accecati d’amore.
I nostri sguardi,
erano come calamite nel buio.
I cuori,
all’unisono battevano in silenzio.
Le anime silenziose,
si chiamavano piano.
Soli e in silenzio,
i nostri corpi si sfioravano.
E giungeva la sera,
che ci conduceva all’oblio.
STAVA AI MARGINI
Era lì, defilato nel suo angolino.
Un essere invisibile sarebbe sembrato più visibile.
Era paziente, così paziente da sembrare quasi inutile.
Era lì, attendeva paziente il suo turno.
L’amico marginale, si poteva chiamare.
Stava lì, era tranquillo. Forse proprio tranquillo non tanto.
Ma era lì. Non poteva fare altro.
Era lì e aspettava paziente.
Da buon cagnolino ubbidiente quando chiamato scodinzolava.
Ansimando si alzava e a camminar cominciava.
Procedeva verso il padrone, sempre un po’ di più avvicinandosi.
Sperava lo accarezzasse, ma le sue carezze, la sua voce, il suo sguardo eran per altri.
Tutto era per altri, per lui raramente.
Tutti eran meglio di lui e lui piangendo, soffriva.
E piangendo e soffrendo, tornava là: ai margini, nel suo angolino.
Là dove nessuno lo avrebbe più chiamato.
Là per l’ultima volta era tornato.
Stava là, ai margini. Quello era il suo posto.
E lì per sempre sarebbe restato.
PAROLE NEL BUIO
C'eravamo noi e il buio,
e abbiamo acceso il buio con le nostre parole.
E il tempo non era più nulla,
solo una mera consuetudine.
Passava veloce,
Dio com'era veloce.
Voleva condurci tra le braccia di Morfeo.
Ci siamo opposti.
Meglio era far rincorrere le parole tra loro.
Bello ascoltarle e sognare.
SILENZIO NELLA BAIA
Stavo lì, tra me e me.
Lo sciabordio delle onde si faceva ascoltare in silenzio.
Tutto intorno e dentro me era pace, sembrava quasi irreale.
La trasparenza del mare ricordava i tuoi occhi verdi.
La sabbia era fine, la tua pelle delicata e dorata.
Tutto era armonia e un germogliare di strane sensazioni.
E faceva nascere il desiderio di toccarti, ma era un toccare invisibile, genuino, spirituale.
Ti sentivo, ma non c’eri, o c’eri ma non ti vedevo.
Ma sentivo il tuo profumo anche se non c’eri, e anche se tu non eri con me, tu eri con me, ne ero sicuro
E ti sentivo, e con la mia mente, ti toccavo.
Bello era sentirti e toccarti, senza vederti.
E VENNE LA SERA
Giorni di profondo silenzio e buio nei cuori,
pericolosamente si sommavano.
In dita paralizzate, che nulla scrivevano,
parole restavano sospese.
Un po’ di luce occorreva.
Tanta era la paura di farsi del male,
e tutto taceva.
Pesante e ingombrante, era il silenzio.
E venne la sera.
Tempesta ci fu, tuoni e fulmini stavano in cielo,
un po’ di pace occorreva.
Pace e serenità nei cuori servivano.
D’improvviso una voce arrivò,
e risposta ci fu.
Splendide note di gioia si udivano;
di bei ricordi parlavano.
Guardarsi, immaginandosi l’uno l’altro, quasi essi riuscivano.
Bello fu che si fossero nuovamente incontrati.
Bella come sempre era lei.
Luce e buon umor, lei finalmente sprizzava.
Forse era ancor troppo presto,
ma un giorno, quei due, incontrarsi dovevano e anche abbracciarsi.
Non diciamo baciarsi.
Bella fu quella sera, tempestosa e irrequieta,
un po’ di pace portò, ed era pace vera.