{"id":243,"date":"2026-03-11T11:30:20","date_gmt":"2026-03-11T10:30:20","guid":{"rendered":"https:\/\/autori.casaeditricepagine.net\/raffaella-trozzo\/?page_id=243"},"modified":"2026-03-11T11:30:20","modified_gmt":"2026-03-11T10:30:20","slug":"percezioni","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/autori.casaeditricepagine.net\/raffaella-trozzo\/percezioni\/","title":{"rendered":"Percezioni"},"content":{"rendered":"\n<pre class=\"wp-block-verse\"> <strong>Calvino, Le citt\u00e0 invisibili: <\/strong><br><br>\u201cL\u2019inferno dei viventi non \u00e8 qualcosa che sar\u00e0; se ce n\u2019\u00e8 uno, \u00e8 quello che \u00e8 gi\u00e0 qui, l\u2019inferno che abitiamo tutti i giorni , che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l\u2019inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo pi\u00f9. Il secondo \u00e8 rischioso ed esige attenzione ed apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all\u2019inferno, non \u00e8 inferno, e farlo durare, e dargli spazio\u201d.<br>Quando ho letto questo passo ho realizzato di aver vissuto seguendo questa filosofia di vita, da usare come metodo per vedere il lato positivo di ogni evento. Ho provato a \u2018riconoscere cosa, in mezzo all\u2019inferno non \u00e8 inferno\u2019 e a farci affidamento, ad aggrapparmi a ci\u00f2 che avrebbe potuto aiutarmi a superare le difficolt\u00e0 che ho incontrato. <br>Ho vissuto il mio inferno pi\u00f9 cupo frequentando diversi ospedali in Italia. In mezzo a medici frettolosi e distratti, mascherati dietro una vuota professionalit\u00e0, ho cercato e trovato il \u2018non inferno\u2019 negli sguardi di tante anime sofferenti che, con il loro coraggio, davano ancora speranza. Volti segnati dal dolore e scavati dalle pene, ma mai rassegnati. Trovare la gioia di vivere o almeno il coraggio di continuare a vivere in un reparto oncologico, \u00e8 l\u2019insegnamento pi\u00f9 grande che si possa ricevere per continuare a sorridere alla vita.<br>Spesso chi ha attraversato il mio stesso percorso di prova mi chiede come io possa essere ancora cos\u00ec fiduciosa e sorridente verso la vita. Vorrei chiarire che il mio atteggiamento non \u00e8 affatto superficiale o leggero; la mia positivit\u00e0 nasce dal credere profondamente nel valore della vita e dal ringraziare ogni giorno per essere viva e in salute. Quando le difficolt\u00e0 affrontate potevano far pensare che avessi smesso di vivere per me stessa, ho capito che era proprio la forza che trovavo ogni giorno per assistere i miei cari a dare un senso alla mia vita. Una vita senza senso \u00e8 il tormento di ogni spirito inquieto.<br>Riprendendo le parole della mia amata poetessa Alda \u2018muori quando smetti di amare, scompari quando non sei pi\u00f9 amato\u2019 io voglio ancora amare il prossimo ed essere amata. Ma per farlo, non chiedo la commiserazione del mondo; piuttosto voglio essere propositiva. Voglio dimostrare che la speranza, quella signora che ci accompagna ogni giorno, non deve significare desiderare un futuro migliore, ma deve essere quella compagna che quotidianamente ci mostra uno spiraglio di sole, se solo noi sappiamo sorridere alla vita ed al prossimo. <br>In questi tempi in cui i valori di vera amicizia ed amore vengono derisi e deprecati, la cosa pi\u00f9 preziosa che abbiamo \u00e8 il nostro tempo e la nostra energia. Se riuscir\u00f2, anche solo per un attimo, ad essere la risposta che qualcuno cercava, se le mie braccia appariranno un rifugio sicuro per un\u2019anima ferita, se le mie parole stasera daranno ristoro a menti tormentate, se riuscir\u00f2 a trasmettere il messaggio di lasciare andare i ricordi dolorosi come rami secchi del passato, se sar\u00f2 il silenzio che accoglie quando le parole non bastano pi\u00f9, allora avr\u00f2 ricevuto anche oggi il mio spiraglio di sole.<br><br><\/pre>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<pre class=\"wp-block-verse\">Per una beffa del destino, il giorno 1 Aprile 2020, sono stata collocata in quiescenza, parola arcana che nel linguaggio amministrativo rappresenta il trattamento attribuito di diritto al dipendente di ruolo collocato a riposo.<br>Per quanto quel giorno mi fosse gi\u00e0 stato notificato da tempo a seguito della mia richiesta di pensione anticipata, non si \u00e8 mai preparati a chiudere un capitolo della propria esistenza quando ancora si ritiene di non avere bisogno di riposo dall\u2019attivit\u00e0 professionale, ovvero da quelle attivit\u00e0 che per oltre 40 anni sono state per me vitali.<br>Nell\u2019Aprile 2020 l\u2019Italia stava vivendo da qualche giorno un periodo molto buio e completamente inaspettato: il <em>lockdown<\/em> per la pandemia da Covid-19, pertanto non potendoci salutare di persona, con sorpresa nel mio primo giorno di quiescenza \u00e8 stata creata una chat dove, in tempo reale, tutti i miei colleghi e collaboratori hanno inviato il loro saluto ed abbraccio virtuale in una serie crescente di emozioni susseguitesi dal primo mattino. <br>I ricordi dei giorni, degli anni trascorsi in servizio diventavano palpabili e rivivevano in sequenze di un film dove si avvicendavano emozioni forti e contrastanti. Abbiamo ricordato i momenti di gioia, allegria, condivisione e solidariet\u00e0, ma anche di tanta rabbia, delusione e abbattimento. <br>Mi piace pensare che anima e memoria rimangano legate a determinati luoghi e persone perch\u00e9 troppo affezionate ad essi per separarsene completamente, non potevo non ricambiare tanto calore se non con una lettera di commiato sentita ed autentica, che rimane ancora oggi nel ricordo collettivo.<br>\u201cCarissimi tutti al termine della mia esperienza lavorativa non posso chiudere questo lungo percorso della mia vita senza inviare un saluto a chi per poco o per tanto ha condiviso con me questo cammino ed ha rappresentato una parte della mia famiglia e come si sa in famiglia ci si vuole bene e si litiga, ma il tutto resta in famiglia e poi si fa pace.<br>Ho sempre cercato di lasciare oltre il portone d\u2019ingresso i problemi personali e di far si che non condizionassero il lavoro comune, tuttavia negli ultimi mesi questi mi hanno assalito talmente tanto da non riuscire pi\u00f9 a confinarli all\u2019esterno. E\u2019 stato questo il motivo, come voi ben sapete, per cui ho dovuto lasciare.<br>Abbiamo lavorato tanto e costruito tanto anche nelle difficolt\u00e0 e nelle carenze strutturali e materiali a disposizione, sempre in un\u2019ottica di onest\u00e0 intellettuale dimostrata da tutti.<br>In barba a chi offende il lavoro pubblico, ritengo che tutti voi operatori di questa Agenzia siate dei bravi, onesti ed indefessi lavoratori e rappresentiate per me il meglio dei collaboratori che avessi mai potuto incontrare o sperare di avere.<br>Vi auguro di proseguire sulla vostra strada con l\u2019entusiasmo e la forza di volont\u00e0 che avete sempre dimostrato e che questo periodo di lontananza fisica  serva a far capire l\u2019importanza dei rapporti umani ed in definitiva possa aprire, se possibile, ad uno spirito collaborativo maggiore. <br>Io non sar\u00f2 con voi quando si riapriranno per tutti le porte dell\u2019ufficio, ma vi prego quando vi incontrerete di abbracciarvi l\u2019un l\u2019altro e di includermi in quell\u2019abbraccio.<br>Non dimenticatemi, io non lo far\u00f2.  <br><br><\/pre>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<pre class=\"wp-block-verse\">Ho settantun anni e nella mia vita ho attraversato diversi periodi che hanno radicalmente modificato il modo di vivere delle persone determinando un tenore di vita e condizioni ambientali e sociali sempre pi\u00f9 floride economicamente. Ma accanto a tanto progresso economico mi sono spesso chiesta se la qualit\u00e0 della vita abbia ricevuto pari migliorie, oppure stiamo assistendo inermi ad una progressiva e devastante crisi dei valori. La cosa che pi\u00f9 mi sconvolge \u00e8 la constatazione di come la maggioranza dei giovani oggi sia totalmente indifferente alle politiche mondiali, mentre emerge in modo preponderante un\u2019apologia di un passato politico, che sappiamo quanto male abbia apportato.<br>Abbiamo noi contribuito, in un certo qual modo, alla negazione del processo fisiologico di crescita\/adultizzazione dei nostri figli e di riflesso su quello dei loro figli? <br>Si sono persi gli ideali perch\u00e9 la nostra generazione non \u00e8 riuscita a tramandare gli ideali dei nostri padri, mandando in disuso parole fondamentali per il rispetto familiare e collettivo?<br>L\u2019apatia potrebbe forse essere legata al fatto che in famiglia si fa sempre pi\u00f9 fatica a rapportarsi con i figli e ad ascoltarli? Non c\u2019\u00e8 tempo per la comunione familiare perch\u00e9 si \u00e8 quotidianamente fagocitati dagli impegni lavorativi e ricreativi. La preponderante presenza degli stimoli offerti dai social e dai media altera il rapporto tra le generazioni confinando in secondo piano l\u2019incontro ed il confronto tra figli e genitori. Bisogna interrogarsi se l\u2019assurda bulimia di attivit\u00e0 e di impegni integrativi alla scuola ed al lavoro serva a riempire il vuoto di una famiglia sfilacciata nei valori o solo distratta.<br>L\u2019apporto che \u00e8 stato dato alla creazione dei disvalori ha origine in un mondo fatto di discriminazioni, di corsa al guadagno, di \u201cinquinamento\u201d morale di modelli di societ\u00e0 non in linea con il diritto. I giovani come spesso anche noi adulti cediamo alle lusinghe delle sirene mediatiche e diventiamo vittime passive di un sistema di omologazione dei desideri e degli status.<br><br>Al fine di ripercorrere i cambiamenti sociali che si sono succeduti in questi ultimi settant\u2019anni, vorrei narrare alcuni episodi di momenti salienti del mio vissuto; inserti della memoria del passato che hanno tanto contribuito alla formazione del mio pensiero presente.<br>Inizio con la presentazione del mio primo percorso scolastico: la scuola elementare nei primissimi anni \u201860. <br>Abitavo in una frazione di paese dove la modernit\u00e0 ci aveva appena sfiorato, ma dove si viveva il calore delle famiglie, dei vicini e della condivisione. <br>Per tutti grandi attori, saggi e filosofi la felicit\u00e0 \u00e8 fatta di attimi, sprazzi di benessere durante i quali si \u00e9 in pace col corpo e con la mente.<br>Fortunatamente per me questi attimi di felicit\u00e0 sono durati abbastanza a lungo e sono coincisi con tutto il periodo del mio percorso scolastico della scuola elementare. <br>Noi bambini e bambine non avevamo niente allora per essere felici, secondo gli schemi canonici odierni. Non avevamo caramelle o giocattoli, nemmeno regalati da Babbo Natale o dalla Befana. Pensavamo che abitando in una piccola frazione sconosciuta essi non riuscissero a trovare la via per arrivarci, ma non importava a nessuno perch\u00e9 ogni giorno con i miei compagni di scuola o di gioco s\u2019inventava un modo per stare allegri e per divertirci.<br>Faceva molto freddo nei freddi inverni degli anni \u201960 nelle case rurali provviste solo di un grande focolare in cucina, ma totalmente assente di ogni fonte di calore nelle altre stanze.<br>Anche la nostra scuola elementare era gelida, ma era riscaldata dal calore di noi tanti bambini e bambine presenti in ogni aula. Erano i tempi in cui le classi consistevano in due semplici magazzini di una casa, i cui proprietari avevano fittato al comune.<br>Le classi pertanto erano multiple, prima e seconda insieme in un\u2019aula e poi terza quarta e quinta insieme nell\u2019altra aula. Erano i tempi in cui i bambini venivano istruiti da un\u2019unica maestra, che era anche solida maestra di vita.<br>Noi bambine e bambini andavamo a scuola con il grembiule nero, il colletto bianco ed il fiocco del colore della classe di riferimento: blu, rosa, rosso, verde e bianco.<br>Quante risate ci siamo fatte noi donnine in seconda elementare quando anche i maschietti erano costretti a mettere il fiocco rosa, li chiamavamo femminucce.<br>Eppure nessuno ci chiamava \u201cbullette\u201d e neanche i bambini si sentivano \u201cdiscriminati\u201d, stressati o \u201cpsicologicamente deviati nell'identit\u00e0 sessuale\u201d, tutti vocaboli coniati dalla colta et\u00e0 moderna del benessere fisico e dell\u2019opulenza economica.<br>Anche la maestra aveva freddo e spesso la proprietaria di casa portava un braciere, la classica 'vrascera\u2019 per farla ritemprare.<br>Allora noi alunni a turno chiedevamo alla maestra di andare a riscaldarci le mani e spesso succedeva di trovarci quattro o cinque bambini accovacciati intorno al braciere. I compagni burloni allora prendevano il fiocco con le mani lo alzavano e facevano finta di impiccarsi tirando fuori la lingua e strabuzzando gli occhi. Non c\u2019erano film horror a quei tempi, non so dove l\u2019avessero visto, ma certamente non ci facevano paura, di fatto suscitavano risate e sberleffi tanto che il gruppetto finiva per essere mandato a posto dalla maestra con un apparente rimbrotto.<br>C\u2019era tanta innocenza a quei tempi, ma erano tempi in cui sono nate le prime e vere amicizie che durano da una vita e le prime simpatie con i maschietti gradualmente dissoltesi negli anni.<br>Mi piace pensare che anima e memoria rimangano legate a determinati luoghi e persone perch\u00e9 troppo affezionate ad essi per separarsene completamente,<br>Cosi ogni volta che ritorno sui luoghi della mia infanzia e passo davanti alla casa che fu la mia prima scuola, mi assale una forte emozione e mi fermo un istante ad ascoltare le voci di quei bimbi degli anni \u201860 che salutano la maestra: Buongiorno Signora Maestra. <br>Vorrei ora riportare due episodi per mettere a confronto il Natale di una volta (anni \u201860\/70) con quello dei tempi odierni, lasciando tuttavia uno spiraglio alla speranza!<br>C\u2019\u00e8 un tempo nel quale sacro e profano, mistero e realt\u00e0, leggenda e verit\u00e0 storica s\u2019incontrano, si incastrano e convivono in un\u2019unica notte all\u2019anno.<br>\u00c8 la notte di Natale. <br>Per i credenti \u00e8 la notte in cui tutto ha origine, \u00e8 la nascita (rinascita) della fede, ma per tutti non si pu\u00f2 non riconoscerla come una notte speciale. <br>Per molti ci\u00f2 si esalta nella convivialit\u00e0 intorno agli immensi deschi familiari, ma per alcuni diventa magica quando legata alle antiche leggende che si cercano di non far dimenticare.<br>Quando ero bambina mio nonno, nelle lunghe serate invernali davanti al focolare, raccontava come nella notte di Natale gli animali si parlassero fra loro. Agli uomini era per\u00f2 vietato ascoltarli perch\u00e9 si poteva morire.<br>Io a quei tempi abitavo in una grande casa in campagna e il mio svago era stare sempre all\u2019aperto con gli altri bambini del circondario. Erano i tempi in cui la notte aveva una voce ed era quella della natura esaltata dal silenzio antropico. La sera di Natale per\u00f2 avevamo tanta paura ad uscire di casa perch\u00e9 temevamo di udire parlare gli animali.<br>Che bella cosa l\u2019ingenuit\u00e0 fanciullesca, quanta nostalgia, quanta genuina semplicit\u00e0 \u00e8 andata persa nel corso dei decenni. <br>Ora il canto dei galli, l\u2019abbaiare dei cani, i versi di gufi e civette lasciano il posto allo scoppiare dei petardi e dei fuochi d\u2019artificio, che illuminano la notte e spengono la magia dei riflessi di luna e stelle.<br>Dicono che uno diventa vecchio quando i ricordi si affollano in modo preponderante nella mente.<br>Beh in questi giorni io mi sento tanto vecchia, per\u00f2 darei tutto il benessere odierno per rivivere ancora una volta quei Natali fatti di poche cose, ma di tanto, veramente tanto amore e solo amore.<br>Ed oggi?<br>Ad oggi la mia vecchia casetta \u00e8 stata sostituita da moderne villette recintate che racchiudono famiglie sempre pi\u00f9 isolate e distanti fra loro. <br>La mia villetta \u00e8 sita in una ridente campagna a pochi chilometri dalla citt\u00e0. Ci sono tre strade per scendere in citt\u00e0, due sono strade secondarie, maltenute, prive di banchine e di illuminazione notturna. <br>Spesso per comodit\u00e0 mi capita di percorrerle e puntualmente sul ciglio della strada noto un pullulare di buste contenenti rifiuti sui quali pasteggiano allegramente dei cani randagi ivi tristemente abbandonati. Sterpaglie e rifiuti sparsi un po\u2019 ovunque, buche e ghiaia sul tracciato. <br>Ma c\u2019\u00e8 un periodo dell\u2019anno in cui tutto questo degrado scompare miracolosamente! <br>\u00c8 la neve che opera il miracolo. Quella folta coltre bianca che ricopre la strada e la campagna circostante nasconde pietosamente ogni vergogna rendendo l\u2019ambiente candido ed incontaminato.<br>Il Natale per me \u00e8 come la neve. <br>Luci natalizie e luminarie messe un po\u2019 ovunque, ad arco sulle strade, sulle facciate delle case, sugli alberi di viali e giardini, calamitano i nostri sguardi tanto da offuscare ogni sudiciume, da ovattare il degrado terreno. Per un mese all\u2019anno siamo tutti buoni, ci amiamo, siamo gentili e rispettosi, che bello non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 miseria e laddove c\u2019\u00e8 portiamo i pacchi dono, non ci sono pi\u00f9 barboni infreddoliti e affamati perch\u00e9 i gruppi della carit\u00e0 li hanno riforniti di coperte e preparato per tutti loro il pranzo di Natale. Non ci sono pi\u00f9 sofferenti! sono felici c\u2019\u00e8 una capanna dove \u00e8 stata posta una statuina che raffigura un bambino in fasce che dice loro di essere l\u00ec per portare in dono serenit\u00e0 e salvezza. <br>Sfavillii di luci e colori ovunque e poi \u2026 poi di colpo viene gennaio. <br>Le luci si spengono, quegli alberi che troneggiavano superbi nelle case diventano mucchi di rifiuti per le strade andando a rimpinguare i gi\u00e0 tanti presenti. Le promesse sono infrante poveri e sofferenti riprendono i loro ruoli. Bisogna ora affrontare il lungo inverno, il freddo ed il gelo penetrano nelle ossa e non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 nessuna speranza che riesca a scaldarle.<br>La neve si scioglie e ovunque ricompaiono le brutture e le tristezze terrene.<br>\u00c8 stata tutta un\u2019illusione? Forse ma domani potrebbe nevicare di nuovo!!!!!<br><\/pre>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Calvino, Le citt\u00e0 invisibili: \u201cL\u2019inferno dei viventi non \u00e8 qualcosa che sar\u00e0; se ce n\u2019\u00e8 uno, \u00e8 quello che \u00e8 gi\u00e0 qui, l\u2019inferno che abitiamo tutti i giorni , che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. 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