{"id":85,"date":"2025-10-14T21:57:04","date_gmt":"2025-10-14T19:57:04","guid":{"rendered":"https:\/\/autori.casaeditricepagine.net\/raffaella-trozzo\/?page_id=85"},"modified":"2026-03-11T11:27:29","modified_gmt":"2026-03-11T10:27:29","slug":"opere","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/autori.casaeditricepagine.net\/raffaella-trozzo\/opere\/","title":{"rendered":"L&#8217;Agenda del Poeta 2027"},"content":{"rendered":"\n<pre class=\"wp-block-verse\"><strong>La pensione<\/strong><br><br>Per una beffa del destino, il giorno 1 Aprile 2020, sono stata collocata in quiescenza, parola arcana che nel linguaggio amministrativo rappresenta il trattamento attribuito di diritto al dipendente di ruolo collocato a riposo.<br>Per quanto quel giorno mi fosse gi\u00e0 stato notificato da tempo a seguito della mia richiesta di pensione anticipata, non si \u00e8 mai preparati a chiudere un capitolo della propria esistenza quando ancora si ritiene di non avere bisogno di riposo dall\u2019attivit\u00e0 professionale, ovvero da quelle attivit\u00e0 che per oltre 40 anni sono state per me vitali.<br>Nell\u2019Aprile 2020 l\u2019Italia stava vivendo da qualche giorno un periodo molto buio e completamente inaspettato: il lockdown per la pandemia da Covid-19, pertanto non potendoci salutare di persona, con sorpresa nel mio primo giorno di quiescenza \u00e8 stata creata una chat dove, in tempo reale, tutti i miei colleghi e collaboratori hanno inviato il loro saluto ed abbraccio virtuale in una serie crescente di emozioni susseguitesi dal primo mattino. <br>I ricordi dei giorni, degli anni trascorsi in servizio diventavano palpabili e rivivevano in sequenze di un film dove si avvicendavano emozioni forti e contrastanti. Abbiamo ricordato i momenti di gioia, allegria, condivisione e solidariet\u00e0, ma anche di tanta rabbia, delusione e abbattimento. <br>Mi piace pensare che anima e memoria rimangano legate a determinati luoghi e persone perch\u00e9 troppo affezionate ad essi per separarsene completamente, non potevo non ricambiare tanto calore se non con una lettera di commiato sentita ed autentica, che rimane ancora oggi nel ricordo collettivo.<br>\u201cCarissimi tutti al termine della mia esperienza lavorativa non posso chiudere questo lungo percorso della mia vita senza inviare un saluto a chi per poco o per tanto ha condiviso con me questo cammino ed ha rappresentato una parte della mia famiglia e come si sa in famiglia ci si vuole bene e si litiga, ma il tutto resta in famiglia e poi si fa pace.<br>Ho sempre cercato di lasciare oltre il portone d\u2019ingresso i problemi personali e di far si che non condizionassero il lavoro comune, tuttavia negli ultimi mesi questi mi hanno assalito talmente tanto da non riuscire pi\u00f9 a confinarli all\u2019esterno. E\u2019 stato questo il motivo, come voi ben sapete, per cui ho dovuto lasciare.<br>Abbiamo lavorato tanto e costruito tanto anche nelle difficolt\u00e0 e nelle carenze strutturali e materiali a disposizione, sempre in un\u2019ottica di onest\u00e0 intellettuale dimostrata da tutti.<br>In barba a chi offende il lavoro pubblico, ritengo che tutti voi operatori di questa Agenzia siate dei bravi, onesti ed indefessi lavoratori e rappresentiate per me il meglio dei collaboratori che avessi mai potuto incontrare o sperare di avere.<br>Vi auguro di proseguire sulla vostra strada con l\u2019entusiasmo e la forza di volont\u00e0 che avete sempre dimostrato e che questo periodo di lontananza fisica  serva a far capire l\u2019importanza dei rapporti umani ed in definitiva possa aprire, se possibile, ad uno spirito collaborativo maggiore. <br>Io non sar\u00f2 con voi quando si riapriranno per tutti le porte dell\u2019ufficio, ma vi prego quando vi incontrerete di abbracciarvi l\u2019un l\u2019altro e di includermi in quell\u2019abbraccio.<br>Non dimenticatemi, io non lo far\u00f2.  <br>Con affetto Raffaella\u201d<br><br><\/pre>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<pre class=\"wp-block-verse\">Ho settantadue anni e nella mia vita ho attraversato diversi periodi che hanno radicalmente modificato il modo di vivere delle persone determinando un tenore di vita e condizioni ambientali e sociali sempre pi\u00f9 floride economicamente. Ma accanto a tanto progresso economico mi sono spesso chiesta se la qualit\u00e0 della vita abbia ricevuto pari migliorie, oppure stiamo assistendo inermi ad una progressiva e devastante crisi dei valori. <br>Abbiamo noi contribuito, in un certo qual modo, alla negazione del processo fisiologico di crescita\/adultizzazione dei nostri figli e di riflesso su quello dei loro figli? <br>Oggi in famiglia si fa sempre pi\u00f9 fatica a rapportarsi con i figli e ad ascoltarli perch\u00e9 si \u00e8 quotidianamente fagocitati dagli impegni lavorativi e ricreativi. La preponderante presenza degli stimoli offerti dai social e dai media altera il rapporto tra le generazioni confinando in secondo piano l\u2019incontro ed il confronto tra figli e genitori. Bisogna interrogarsi se l\u2019assurda bulimia di attivit\u00e0 e di impegni integrativi alla scuola ed al lavoro serva a riempire il vuoto di una famiglia sfilacciata nei valori o solo distratta.<br>L\u2019apporto che \u00e8 stato dato alla creazione dei disvalori ha origine in un mondo fatto di discriminazioni, di corsa al guadagno, di \u201cinquinamento\u201d morale di modelli di societ\u00e0 non in linea con il diritto. I giovani come spesso anche noi adulti cediamo alle lusinghe delle sirene mediatiche e diventiamo vittime passive di un sistema di omologazione dei desideri e degli status.<br>Al fine di ripercorrere i cambiamenti sociali che si sono succeduti in questi ultimi settant\u2019anni, vorrei narrare alcuni episodi di momenti salienti del mio vissuto; inserti della memoria del passato che hanno tanto contribuito alla formazione del mio pensiero presente.<br><br><strong>I\u00b0 Racconto: La scuola elementare nei primissimi anni \u201860.<\/strong> <br>Abitavo in una frazione di un paese del sud Italia dove la modernit\u00e0 ci aveva appena sfiorato, ma dove si viveva il calore delle famiglie, dei vicini e della condivisione. <br>Per tutti grandi attori, saggi e filosofi la felicit\u00e0 \u00e8 fatta di attimi, sprazzi di benessere durante i quali si \u00e9 in pace col corpo e con la mente.<br>Fortunatamente per me questi attimi di felicit\u00e0 sono durati abbastanza a lungo e sono coincisi con tutto il periodo del mio percorso scolastico della scuola elementare. <br>Noi bambini e bambine non avevamo niente allora per essere felici, secondo gli schemi canonici odierni. Non avevamo caramelle o giocattoli, nemmeno regalati da Babbo Natale o dalla Befana. Pensavamo che abitando in una piccola frazione sconosciuta essi non riuscissero a trovare la via per arrivarci, ma non importava a nessuno perch\u00e9 ogni giorno con i miei compagni di scuola o di gioco s\u2019inventava un modo per stare allegri e per divertirci.<br>Faceva molto freddo nei freddi inverni degli anni \u201960 nelle case rurali provviste solo di un grande focolare in cucina, ma totalmente assente di ogni fonte di calore nelle altre stanze.<br>Anche la nostra scuola elementare era gelida, ma era riscaldata dal calore di noi tanti bambini e bambine presenti in ogni aula. Erano i tempi in cui le classi consistevano in due semplici magazzini di una casa, i cui proprietari avevano fittato al comune.<br>Le classi pertanto erano multiple, prima e seconda insieme in un\u2019aula e poi terza quarta e quinta insieme nell\u2019altra aula. Erano i tempi in cui i bambini venivano istruiti da un\u2019unica maestra, che era anche solida maestra di vita.<br>Noi bambine e bambini andavamo a scuola con il grembiule nero, il colletto bianco ed il fiocco del colore della classe di riferimento: blu, rosa, rosso, verde e bianco.<br>Quante risate ci siamo fatte noi donnine in seconda elementare quando anche i maschietti erano costretti a mettere il fiocco rosa, li chiamavamo femminucce.<br>Eppure nessuno ci chiamava \u201cbullette\u201d e neanche i bambini si sentivano \u201cdiscriminati\u201d, stressati o \u201cpsicologicamente deviati nell'identit\u00e0 sessuale\u201d, tutti vocaboli coniati dalla colta et\u00e0 moderna del benessere fisico e dell\u2019opulenza economica.<br>Anche la maestra aveva freddo e spesso la proprietaria di casa portava un braciere, la classica 'vrascera\u2019 per farla ritemprare.<br>Allora noi alunni a turno chiedevamo alla maestra di andare a riscaldarci le mani e spesso succedeva di trovarci quattro o cinque bambini accovacciati intorno al braciere. I compagni burloni allora prendevano il fiocco con le mani lo alzavano e facevano finta di impiccarsi tirando fuori la lingua e strabuzzando gli occhi. Non c\u2019erano film horror a quei tempi, non so dove l\u2019avessero visto, ma certamente non ci facevano paura, di fatto suscitavano risate e sberleffi tanto che il gruppetto finiva per essere mandato a posto dalla maestra con un apparente rimbrotto.<br>C\u2019era tanta innocenza a quei tempi, ma erano tempi in cui sono nate le prime e vere amicizie che durano da una vita e le prime simpatie con i maschietti gradualmente dissoltesi negli anni.<br>Mi piace pensare che anima e memoria rimangano legate a determinati luoghi e persone perch\u00e9 troppo affezionate ad essi per separarsene completamente,<br>Cosi ogni volta che ritorno sui luoghi della mia infanzia e passo davanti alla casa che fu la mia prima scuola, mi assale una forte emozione e mi fermo un istante ad ascoltare le voci di quei bimbi degli anni \u201860 che salutano la maestra: Buongiorno Signora Maestra.<br> <br><strong>II\u00b0 Racconto: il Natale di una volta (anni \u201860\/70)<\/strong><br>C\u2019\u00e8 un tempo nel quale sacro e profano, mistero e realt\u00e0, leggenda e verit\u00e0 storica s\u2019incontrano, si incastrano e convivono in un\u2019unica notte all\u2019anno.<br>\u00c8 la notte di Natale. <br>Per i credenti \u00e8 la notte in cui tutto ha origine, \u00e8 la nascita (rinascita) della fede, ma per tutti non si pu\u00f2 non riconoscerla come una notte speciale. <br>Per molti ci\u00f2 si esalta nella convivialit\u00e0 intorno agli immensi deschi familiari, ma per alcuni diventa magica quando legata alle antiche leggende che si cercano di non far dimenticare.<br>Quando ero bambina mio nonno, nelle lunghe serate invernali davanti al focolare, raccontava come nella notte di Natale gli animali si parlassero fra loro. Agli uomini era per\u00f2 vietato ascoltarli perch\u00e9 si poteva morire.<br>Io a quei tempi abitavo in una grande casa in campagna e il mio svago era stare sempre all\u2019aperto con gli altri bambini del circondario. Erano i tempi in cui la notte aveva una voce ed era quella della natura esaltata dal silenzio antropico. La sera di Natale per\u00f2 avevamo tanta paura ad uscire di casa perch\u00e9 temevamo di udire parlare gli animali.<br>Che bella cosa l\u2019ingenuit\u00e0 fanciullesca, quanta nostalgia, quanta genuina semplicit\u00e0 \u00e8 andata persa nel corso dei decenni. <br>Ora il canto dei galli, l\u2019abbaiare dei cani, i versi di gufi e civette lasciano il posto allo scoppiare dei petardi e dei fuochi d\u2019artificio, che illuminano la notte e spengono la magia dei riflessi di luna e stelle.<br>Dicono che uno diventa vecchio quando i ricordi si affollano in modo preponderante nella mente.<br>Beh in questi giorni io mi sento tanto vecchia, per\u00f2 darei tutto il benessere odierno per rivivere ancora una volta quei Natali fatti di poche cose, ma di tanto, veramente tanto amore e solo amore.<br><br><strong>III\u00b0 Racconto: Il Natale ai tempi odierni <\/strong><br>Ad oggi la mia vecchia casetta \u00e8 stata sostituita da moderne villette recintate che racchiudono famiglie sempre pi\u00f9 isolate e distanti fra loro. <br>La mia villetta \u00e8 sita in una ridente campagna a pochi chilometri dalla citt\u00e0. Ci sono tre strade per scendere in citt\u00e0, due sono strade secondarie, maltenute, prive di banchine e di illuminazione notturna. <br>Spesso per comodit\u00e0 mi capita di percorrerle e puntualmente sul ciglio della strada noto un pullulare di buste contenenti rifiuti sui quali pasteggiano allegramente dei cani randagi ivi tristemente abbandonati. Sterpaglie e rifiuti sparsi un po\u2019 ovunque, buche e ghiaia sul tracciato. <br>Ma c\u2019\u00e8 un periodo dell\u2019anno in cui tutto questo degrado scompare miracolosamente! <br>\u00c8 la neve che opera il miracolo. Quella folta coltre bianca che ricopre la strada e la campagna circostante nasconde pietosamente ogni vergogna rendendo l\u2019ambiente candido ed incontaminato.<br>Il Natale per me \u00e8 come la neve. <br>Luci natalizie e luminarie messe un po\u2019 ovunque, ad arco sulle strade, sulle facciate delle case, sugli alberi di viali e giardini, calamitano i nostri sguardi tanto da offuscare ogni sudiciume, da ovattare il degrado terreno. Per un mese all\u2019anno siamo tutti buoni, ci amiamo, siamo gentili e rispettosi, che bello non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 miseria e laddove c\u2019\u00e8 portiamo i pacchi dono, non ci sono pi\u00f9 barboni infreddoliti e affamati perch\u00e9 i gruppi della carit\u00e0 li hanno riforniti di coperte e preparato per tutti loro il pranzo di Natale. Non ci sono pi\u00f9 sofferenti! sono felici c\u2019\u00e8 una capanna dove \u00e8 stata posta una statuina che raffigura un bambino in fasce che dice loro di essere l\u00ec per portare in dono serenit\u00e0 e salvezza. <br>Sfavillii di luci e colori ovunque e poi \u2026 poi di colpo viene gennaio. <br>Le luci si spengono, quegli alberi che troneggiavano superbi nelle case diventano mucchi di rifiuti per le strade andando a rimpinguare i gi\u00e0 tanti presenti. <br>Le promesse sono infrante poveri e sofferenti riprendono i loro ruoli. Bisogna ora affrontare il lungo inverno, il freddo ed il gelo penetrano nelle ossa e non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 nessuna speranza che riesca a scaldarle.<br>La neve si scioglie e ovunque ricompaiono le brutture e le tristezze terrene.<br>\u00c8 stata tutta un\u2019illusione? Forse\u2026 ma domani potrebbe nevicare di nuovo!!!!!<br><br><\/pre>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<pre class=\"wp-block-verse\"><strong>Alla scoperta della Calabria: Serra San Bruno e Mongiana<\/strong><br><br>L\u2019Auser di Rende non smette mai di sorprendere e di regalare ai soci pillole ricostituenti e rifocillanti come la fantastica gita di due giorni che ci ha fatto conoscere due perle della nostra bellissima regione, Mongiana e Serra San Bruno.<br>Oltre che giulivo e giocoso il nostro viaggio ci ha portato alla scoperta di come antichi mestieri siano riusciti a cavalcare i secoli ed a riciclarsi in prestigiose arti moderne. <br>Il tour \u00e8 partito dalla visita della Fabbrica d\u2019Armi e delle Reali Ferriere Borboniche di Mongiana, oggi divenuto museo. In questo piccolo comune della provincia di Vibo V. nel 1770 - 1771 da parte della dinastia dei Borbone di Napoli, \u00e8 sorto un importante e ardito polo siderurgico come parte integrante del complesso industriale e militare del Regno delle due Sicilie. <br>Questo comportava la produzione di componenti costruttivi metallici per ponti, delle rotaie del primo tronco ferroviario Italiano, del famoso fucile Mongiana e tante altre eccellenze. <br>All\u2019ingresso si possono ammirare due maestose colonne in ghisa ancora perfettamente mantenute. <br>Abbiamo potuto infine osservare gli antichi resti delle mura dell\u2019impianto attivo fino al 1861.<br>Successivamente abbiamo percorso i viali del Parco della Biodiversit\u00e0, la cui tutela e salvaguardia \u00e8 affidata al Reparto Carabinieri Biodiversit\u00e0 di Mongiana.<\/pre>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-9d6595d7 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\"><div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"317\" height=\"384\" src=\"https:\/\/autori.casaeditricepagine.net\/raffaella-trozzo\/wp-content\/uploads\/sites\/142\/2026\/03\/Immagine1-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-226\" srcset=\"https:\/\/autori.casaeditricepagine.net\/raffaella-trozzo\/wp-content\/uploads\/sites\/142\/2026\/03\/Immagine1-1.jpg 317w, https:\/\/autori.casaeditricepagine.net\/raffaella-trozzo\/wp-content\/uploads\/sites\/142\/2026\/03\/Immagine1-1-248x300.jpg 248w, https:\/\/autori.casaeditricepagine.net\/raffaella-trozzo\/wp-content\/uploads\/sites\/142\/2026\/03\/Immagine1-1-300x363.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 317px) 100vw, 317px\" \/><\/figure>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\"><div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"339\" height=\"469\" src=\"https:\/\/autori.casaeditricepagine.net\/raffaella-trozzo\/wp-content\/uploads\/sites\/142\/2026\/03\/Immagine2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-227\" srcset=\"https:\/\/autori.casaeditricepagine.net\/raffaella-trozzo\/wp-content\/uploads\/sites\/142\/2026\/03\/Immagine2.jpg 339w, https:\/\/autori.casaeditricepagine.net\/raffaella-trozzo\/wp-content\/uploads\/sites\/142\/2026\/03\/Immagine2-217x300.jpg 217w, https:\/\/autori.casaeditricepagine.net\/raffaella-trozzo\/wp-content\/uploads\/sites\/142\/2026\/03\/Immagine2-300x415.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 339px) 100vw, 339px\" \/><\/figure>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\"><div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"384\" height=\"377\" src=\"https:\/\/autori.casaeditricepagine.net\/raffaella-trozzo\/wp-content\/uploads\/sites\/142\/2026\/03\/Immagine3.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-228\" srcset=\"https:\/\/autori.casaeditricepagine.net\/raffaella-trozzo\/wp-content\/uploads\/sites\/142\/2026\/03\/Immagine3.jpg 384w, https:\/\/autori.casaeditricepagine.net\/raffaella-trozzo\/wp-content\/uploads\/sites\/142\/2026\/03\/Immagine3-300x295.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 384px) 100vw, 384px\" \/><\/figure>\n<\/div><\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<pre class=\"wp-block-verse\">Successivamente abbiamo percorso i viali del Parco della Biodiversit\u00e0, la cui tutela e salvaguardia \u00e8 affidata al Reparto Carabinieri Biodiversit\u00e0 di Mongiana.<br><br>Con grande entusiasmo abbiamo accolto il percorso alla scoperta dei mestieri e delle arti, che cos\u00ec come tramandate dai padri vengono magistralmente mantenute in vita ed eseguite dai figli e dalle nuove generazioni. Siamo quindi andati a Serra San Bruno per incontrare una sorta di \"certosino laico\": Vincenzo Grenci, un grande artigiano che costruisce con le sue mani pipe di legno famose in tutto il mondo.<\/pre>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-9d6595d7 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\"><div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"385\" height=\"286\" src=\"https:\/\/autori.casaeditricepagine.net\/raffaella-trozzo\/wp-content\/uploads\/sites\/142\/2026\/03\/Immagine4.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-229\" srcset=\"https:\/\/autori.casaeditricepagine.net\/raffaella-trozzo\/wp-content\/uploads\/sites\/142\/2026\/03\/Immagine4.jpg 385w, https:\/\/autori.casaeditricepagine.net\/raffaella-trozzo\/wp-content\/uploads\/sites\/142\/2026\/03\/Immagine4-300x223.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 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class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"315\" height=\"228\" src=\"https:\/\/autori.casaeditricepagine.net\/raffaella-trozzo\/wp-content\/uploads\/sites\/142\/2026\/03\/Immagine7.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-233\" srcset=\"https:\/\/autori.casaeditricepagine.net\/raffaella-trozzo\/wp-content\/uploads\/sites\/142\/2026\/03\/Immagine7.jpg 315w, https:\/\/autori.casaeditricepagine.net\/raffaella-trozzo\/wp-content\/uploads\/sites\/142\/2026\/03\/Immagine7-300x217.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 315px) 100vw, 315px\" \/><\/figure>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-vertically-aligned-stretch is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-9d6595d7 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\"><div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"310\" height=\"413\" src=\"https:\/\/autori.casaeditricepagine.net\/raffaella-trozzo\/wp-content\/uploads\/sites\/142\/2026\/03\/Immagine8.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-234\" srcset=\"https:\/\/autori.casaeditricepagine.net\/raffaella-trozzo\/wp-content\/uploads\/sites\/142\/2026\/03\/Immagine8.jpg 310w, https:\/\/autori.casaeditricepagine.net\/raffaella-trozzo\/wp-content\/uploads\/sites\/142\/2026\/03\/Immagine8-225x300.jpg 225w, https:\/\/autori.casaeditricepagine.net\/raffaella-trozzo\/wp-content\/uploads\/sites\/142\/2026\/03\/Immagine8-300x400.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 310px) 100vw, 310px\" \/><\/figure>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\"><div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"220\" height=\"249\" src=\"https:\/\/autori.casaeditricepagine.net\/raffaella-trozzo\/wp-content\/uploads\/sites\/142\/2026\/03\/Immagine9.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-235\"\/><\/figure>\n<\/div><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\"><div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"182\" height=\"249\" src=\"https:\/\/autori.casaeditricepagine.net\/raffaella-trozzo\/wp-content\/uploads\/sites\/142\/2026\/03\/Immagine10.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-236\"\/><\/figure>\n<\/div><\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<pre class=\"wp-block-verse\">La nostra guida Brunello Tripodi fotografo \u201cemozionale\u201d ed eclettico artista, la cui attivit\u00e0 spazia dalla fotografia alla lavorazione delle pelli e del legno, ci ha aperto le porte del suo laboratorio dove ci ha permesso di ammirare tutte le sue creazioni artigianali e passioni. <br>Ci ha quindi condotto alla casa della cultura intitolata a<br>Sharo Gambino (1925-2008) scrittore e giornalista nonch\u00e9 studioso della \u2018ndrangheta e meridionalista \u201cil pi\u00f9 calabrese dei calabresi dei cui insegnamenti occorre fare tesoro per non perdere la nostra storia, la nostra cultura, le nostre tradizioni e tutti i nostri valori umani e sociali\u201d.<br>La casa della cultura fortemente voluta e realizzata da Sergio Gambino, figlio del compianto scrittore, oltre ad avere l\u2019obiettivo di far conoscere e divulgare la vastissima produzione letteraria dello scrittore ospita al suo interno alcuni laboratori artigianali che hanno lo scopo di trasmettere l\u2019arte della scultura delle pietre dure e dei saperi nella lavorazione del legno ai tanti giovani desiderosi di imparare. <br>Bruno Tassone, fondatore e voce del gruppo musicale Parafone, ci ha gentilmente ricevuti ed accompagnati nella scoperta, fra l\u2019altro, delle poesie del poeta scalpellino Mastro Bruno Pelaggi. Uno scalpellino analfabeta che dettava i suoi versi alla figlia.  <br>Prese dal web queste sue parole sempre pi\u00f9 che mai attuali:\u201d <em>\u201cSempi \u2018ndi cugghjiunijia, a tutti sti paisi, ca sgravanu li spisi e fannu strati e \u2018mbeci cchji\u00f9 gravati li spisi e strati nenti e nui povar\u2019aggenti li cridimu\u201d <\/em>(\u201cSempre siamo presi in giro, nei nostri paesi, dicendoci che verranno abbassate le tasse e che faranno le strade, invece, tasse pi\u00f9 \u201csalate\u201d e nessuna strada e noi, povera gente, gli crediamo\u201d). <br>Gli occhi affilati di Bruno Pelaggi si chiusero per l\u2019ultima volta il 6 gennaio 1912 e contenevano ancora tutto il peso e il pianto di due secoli di storia. Sempre sue le struggenti parole di chiusura:<em>\u201d\u2026 e pue quando vidimu, smurzata la lanterna, cu \u2018n\u00e0 \u201crecumeterna\u201d \u201cAddio Calabria!\u201d.<\/em><br>Che meraviglia l\u2019intelligenza umana<br>Vorrei concludere questo mio excursus vacanziero\/culturale parlando di un posto che credo non possa non suscitare un profondo senso di estatica contemplazione nei visitatori (per dirla al modo di Platone): la Certosa cinquecentesca di Serra San Bruno.<br>In effetti noi abbiamo potuto visitare solo il museo della Certosa perch\u00e9 naturalmente l\u2019accesso ai luoghi di clausura \u00e8 consentito solo a quei pochi privilegiati, che possono incontrare i monaci per motivi particolari e necessari. <br>La Certosa ospita attualmente 12 monaci ed \u00e8 una delle tre ancora attive in Italia. Le altre sono quella di Farneta, presso Lucca e quella femminile di Dego, in provincia di Savona<\/pre>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-9d6595d7 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"321\" height=\"156\" src=\"https:\/\/autori.casaeditricepagine.net\/raffaella-trozzo\/wp-content\/uploads\/sites\/142\/2026\/03\/Immagine11.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-237\" srcset=\"https:\/\/autori.casaeditricepagine.net\/raffaella-trozzo\/wp-content\/uploads\/sites\/142\/2026\/03\/Immagine11.jpg 321w, https:\/\/autori.casaeditricepagine.net\/raffaella-trozzo\/wp-content\/uploads\/sites\/142\/2026\/03\/Immagine11-300x146.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 321px) 100vw, 321px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"433\" height=\"221\" src=\"https:\/\/autori.casaeditricepagine.net\/raffaella-trozzo\/wp-content\/uploads\/sites\/142\/2026\/03\/Immagine12.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-238\" srcset=\"https:\/\/autori.casaeditricepagine.net\/raffaella-trozzo\/wp-content\/uploads\/sites\/142\/2026\/03\/Immagine12.jpg 433w, https:\/\/autori.casaeditricepagine.net\/raffaella-trozzo\/wp-content\/uploads\/sites\/142\/2026\/03\/Immagine12-300x153.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 433px) 100vw, 433px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<pre class=\"wp-block-verse\">All\u2019interno del museo si respira un\u2019aria di misticismo intenso, trasfuso dal canto melodioso dei monaci che si diffonde in ogni luogo e che, come il canto delle sirene, ammalia e fa appassionare alle opere esposte: fotografie dei monaci certosini, dipinti da questi effettuati, naturalmente il mezzobusto in bronzo del Santo fondatore dell\u2019ordine ed il bellissimo plastico dell\u2019intera area realizzato dall\u2019artista Domenico Chiarella. In uno dei locali abbiamo ammirato un gigantesco orologio a pendolo il cui meccanismo \u00e8 completamente a vista dietro una lastra in plexiglas. Oggi automatizzato \u00e8 ancora in funzione, mentre un tempo veniva azionato da una manovella girata da un certosino al bisogno<\/pre>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-9d6595d7 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"249\" height=\"332\" src=\"https:\/\/autori.casaeditricepagine.net\/raffaella-trozzo\/wp-content\/uploads\/sites\/142\/2026\/03\/Immagine13.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-239\" srcset=\"https:\/\/autori.casaeditricepagine.net\/raffaella-trozzo\/wp-content\/uploads\/sites\/142\/2026\/03\/Immagine13.jpg 249w, https:\/\/autori.casaeditricepagine.net\/raffaella-trozzo\/wp-content\/uploads\/sites\/142\/2026\/03\/Immagine13-225x300.jpg 225w\" sizes=\"auto, (max-width: 249px) 100vw, 249px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"440\" height=\"282\" src=\"https:\/\/autori.casaeditricepagine.net\/raffaella-trozzo\/wp-content\/uploads\/sites\/142\/2026\/03\/Immagine14.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-240\" srcset=\"https:\/\/autori.casaeditricepagine.net\/raffaella-trozzo\/wp-content\/uploads\/sites\/142\/2026\/03\/Immagine14.jpg 440w, https:\/\/autori.casaeditricepagine.net\/raffaella-trozzo\/wp-content\/uploads\/sites\/142\/2026\/03\/Immagine14-300x192.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 440px) 100vw, 440px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"329\" height=\"488\" src=\"https:\/\/autori.casaeditricepagine.net\/raffaella-trozzo\/wp-content\/uploads\/sites\/142\/2026\/03\/Immagine15.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-241\" srcset=\"https:\/\/autori.casaeditricepagine.net\/raffaella-trozzo\/wp-content\/uploads\/sites\/142\/2026\/03\/Immagine15.jpg 329w, https:\/\/autori.casaeditricepagine.net\/raffaella-trozzo\/wp-content\/uploads\/sites\/142\/2026\/03\/Immagine15-202x300.jpg 202w, https:\/\/autori.casaeditricepagine.net\/raffaella-trozzo\/wp-content\/uploads\/sites\/142\/2026\/03\/Immagine15-300x445.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 329px) 100vw, 329px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<pre class=\"wp-block-verse\">Il museo contiene anche una riproduzione della cella dei cer-tosini. Essa \u00e8 scarna, spartana, un pagliericcio \u00e8 posto su un letto singolo, tipo a baldacchino, ma con tutto il contorno in legno. La stanza \u00e8 provvista di un semplice tavolino con se-dia, posto davanti alla finestra e viene riscaldata da una mi-nuscola stufa in legno. <br>La vita giornaliera dei Certosini \u00e8 scandita dalla liturgia del-le ore. La liturgia certosina \u00e8 plasmata dalla vocazione ere-mitica, il rito \u00e8 caratterizzato da una grande semplicit\u00e0 e so-briet\u00e0 privilegiando l\u2019unione dell\u2019anima con Dio ed il racco-glimento. <br>L\u2019ufficio delle ore \u00e8 celebrato in chiesa nel cuore della notte (Mattutino e Lodi). <br>I certosini nutrono un amore molto particolare per questo lungo ufficio notturno, in cui ciascuno, in modo comunitario, ma anche con accenti personali, vive un\u2019intensa e profonda comunione con Dio. Verso la fine della giornata si ritrovano in chiesa per la recita dei Vespri, mentre le altre ore dell\u2019ufficio sono celebrate da ogni monaco nella sua cella. <br>La vita solitaria e silenziosa caratterizza il mondo della Certosa, i monaci possono uscire dall\u2019eremo per sole 4 ore settimanali, che spesso occupano per fare un giro nei boschi circostanti poich\u00e9, non avendo mezzi di locomozione a disposizione, non possono andare lontano. <br>Inoltre sono completamente inconsapevoli dagli avvenimenti del mondo non avendo la possibilit\u00e0 di ascoltare radio e televisione o di leggere giornali. Hanno per\u00f2 a disposizione una grande biblioteca dalla quale attingere quelle letture che costituiscono la medicina per l\u2019anima. <br>Vivere completamente fuori dal mondo, dai fatti che in esso avvengono: guerre, catastrofi, pandemie, come anche di quei pochi avvenimenti positivi (?) pu\u00f2 suscitare un senso di orrore e sconcerto in tutti noi cos\u00ec abituati ad essere dipendenti da cellulari ed informazioni che riceviamo in tempo reale. <br>Quanta forza, quanta volont\u00e0 deve avere un uomo che, come raccontatoci, ha vissuto in quel luogo per 70 anni!!<br>Personalmente questo pensiero mi ha particolarmente confuso, non avrei mai potuto pensare che ai nostri giorni potesse esistere un tale modo di vivere. <br>L\u2019esistenza umana \u00e8 un mistero, un enigma che sfida la nostra capacit\u00e0 di comprensione. E\u2019 un intreccio di pensieri, desideri, azioni, momenti di grande intensit\u00e0 e di innumerevoli intervalli, che, se considerati attentamente, compongono una sinfonia pi\u00f9 armoniosa di quanto spesso riusciamo a percepire. Nonostante le sfide e le incertezze, l\u2019uomo continua a vivere ed a cercare il significato della vita; eppure se ci fermiamo un istante, con uno sguardo pi\u00f9 amorevole e curioso, possiamo scoprire che la vita \u00e8 molto pi\u00f9 poetica e gioiosamente sorprendente di quanto crediamo. <br>In riguardo vorrei riportare un pensiero bellissimo estrapolato dalla lettera ai poeti del nostro amato Papa Francesco: \u201cCi sono cose nella vita che, a volte, non riusciamo neanche a comprendere o per le quali non troviamo le parole adeguate: questo \u00e8 il vostro terreno fertile, il vostro campo di azione. E questo \u00e8 anche il luogo dove spesso si fa esperienza di Dio\u201d.<br>A seguito di questa visita ho composto una poesia i cui ultimi versi riporto di seguito:<br><em>&lt;&lt;V\u2019\u00e8 un luogo su un monte dove dodici querce in anonimato,<br>volontariamente il mondo hanno abbandonato.<br>Sono Certosini e vivono in contemplazione e preghiera,<br>prediligendo l\u2019unione dell\u2019anima a Dio a principiar dalla sera.<br>Antichi testi, silenzio e meditazione fan loro compagnia,<br>ma il rumore del mondo resta fuori da questa Abbazia.<br>Il canto melodioso dei monaci diffuso negli accessi circostanti<br>Come il canto delle sirene di Ulisse ammalia gli astanti.<br>Sembran dire alle genti: non abbiate timore<br>C\u2019\u00e8 un altro modo di vivere e di dispensare l\u2019amore.<br>Un amore che supera dell\u2019uomo moderno il pensiero,<br>se solo riusciamo ad aprire il cuore al mistero!>><\/em><br><\/pre>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La pensionePer una beffa del destino, il giorno 1 Aprile 2020, sono stata collocata in quiescenza, parola arcana che nel linguaggio amministrativo rappresenta il trattamento attribuito di diritto al dipendente di ruolo collocato a riposo.Per quanto quel giorno mi fosse gi\u00e0 stato notificato da tempo a seguito della mia richiesta di pensione anticipata, non si&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-85","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/autori.casaeditricepagine.net\/raffaella-trozzo\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/85","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/autori.casaeditricepagine.net\/raffaella-trozzo\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/autori.casaeditricepagine.net\/raffaella-trozzo\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/autori.casaeditricepagine.net\/raffaella-trozzo\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/autori.casaeditricepagine.net\/raffaella-trozzo\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=85"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/autori.casaeditricepagine.net\/raffaella-trozzo\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/85\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":242,"href":"https:\/\/autori.casaeditricepagine.net\/raffaella-trozzo\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/85\/revisions\/242"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/autori.casaeditricepagine.net\/raffaella-trozzo\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=85"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}