Sara Cortese

Percezioni

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Percezioni

1 PARTE

[…]
“Ehehi” disse Iris con una risatina che voleva dire “cosa stai facendo?”
“Mi hai detto che non posso andare più giù di così… Ma non hai detto come” rispose Persefone provocandola ancora di più. Come se non bastasse, scese ancora più giù, arrivando quasi al clitoride, ma venne interrotta per essere ritirata su. A due centimetri dalla sua bocca. I loro occhi si mescolarono.
Ma ditemi, avete mai visto l’oceano mescolarsi con le radici degli alberi secolari? Questo facevano i loro occhi.
Pura poesia.
In quel momento, entrambe si dissero “Ti amo”. Ci fu un momento di coccole, in cui Persefone si sentì davvero in pace. Avrebbe voluto stare così per sempre.
Ad un tratto in entrambe scattò di nuovo la voglia di provare piacere. Iniziò Persefone questa volta. Infilò la mano nelle mutande e si spinse giù fino a toccare il clitoride. Iris fece la stessa cosa, dicendo che era una sorta di calamita, non riusciva a starci lontana.
Poi continuò a scendere sentendo così quanto fosse eccitata. Subito cercò di farle togliere la mano “Ti stai sporcando!” disse ansimando.
“Non m’interessa” rispose Persefone con lo stesso tono di voce.
“Non so perché… il mio corpo non riesce a resisterti” controbatté con il fiato spezzato.
“E allora lasciati andare, ascolta il tuo corpo” le sussurrò all’orecchio, mentre infilò due dita dentro di lei. In lei s’innescò un piacere che andò crescendo, mentre ripeté le stesse azioni di Persefone. Si ritrovarono ad ansimare all’unisono finché Iris disse “Ferma, ferma ferma! Così vengo subito!”
“E qual è il problema?” replicò a voce bassa.
Continuarono entrambe finché…
Eccolo! L’apice del piacere. Lo raggiunsero insieme, nel medesimo secondo. Da entrambe le loro bocche uscì un orgasmo col fiato spezzato.

2 PARTE

[…]
Tornando a quella sera…
Sara non si sentiva tranquilla, come se qualcuno la osservasse e volesse farle del male. Non riusciva a spegnere la torcia del telefono per paura che qualcuno, o meglio, qualcosa, si avvicinasse. Inizio a ripetersi “è tutto dentro la mia testa, non esiste. Niente di ciò che sto vedendo è reale. Meno ci credi meno gli dai potere!”, inutile dire che quel mantra non funzionò. Per un attimo, dopo aver perlustrato tutta la stanza, si prese di coraggio e spense la luce del telefono. Fissava lo schermo alla ricerca di un numero da chiamare in caso di emergenza, poi uno sguardo fugace sotto la scrivania e…
OH NO!
“Non è reale, non è reale, non è reale”
Guardò di nuovo, eccome se era reale. Una povera anima perduta di una bambina, raggomitolata sotto la scrivania, dall’aura nera.
L’aura nera non è mai un buon segno. Significa male e Sara lo sapeva bene. Il problema è che non sai mai a quale male si riferisca. Ha fatto del male o gli è stato fatto del male?
Tutte le anime uccise hanno aura nera.
Lanciò un’occhiata nuovamente.
Poi si rigirò di scatto, mise la coperta fin sopra il naso, lasciando gli occhi scoperti per vedere il pericolo qualora si avvicinasse.
“Mi ha vista”
Ed era proprio così. L’aveva vista. La bambina si era accorta che Sara la stava osservando.
Non era un bene.
Una volta che stabilisci un qualsiasi tipo di contatto, queste anime si sentono libere di fare ciò che vogliono. Ci sarebbero regole inviolabili, ma Sara ancora non ne era a conoscenza.
La paura cresceva a sproposito nella nostra protagonista, la quale si ritrovo con il cuore che le usciva dal petto, uno stretto nodo alla gola e gli occhi pieni di lacrime.
D’improvviso la bambina morta non era più sotto la scrivania. Sara si guardò intorno col terrore che le scorreva nelle vene e la ritrovò lì.
Dove nessuno vorrebbe mai vedere uno spirito.
Ai piedi del letto.
“Se non muoio adesso, non morirò mai più”
“Nonno ti prego aiutami!”
Sara ha sempre avuto uno strano legame col nonno, ma ve ne parlerò in un secondo momento.
Ormai la nostra coraggiosa ragazza stava piangendo, pensando a qualsivoglia scenario tragico. Quell’anima dannata le prese la caviglia sinistra.
Sara non riesce ancora a spiegarselo, ma crede che suo nonno le sia venuto in salvo. Improvvisamente ci fu un bagliore di luce in grado di illuminare l’intera stanza.
Lo spirito svanì nel nulla e Sara cadde in un sonno profondo.
Il mattino seguente si ricordava tutto.
“L’ho forse sognato?” - si chiese la ragazza.
Spesso faceva incubi perciò per lei ogni cosa era meglio che pensare che fosse accaduto realmente.
Stava mettendo le scarpe per andare a scuola quando notò uno strano livido nella caviglia. Cercò di non darci peso, ma mentre era sul bus aveva il vizio di appoggiare il piede sul ginocchio. In quel momento vide nuovamente il livido. Alzò leggermente il pantalone e…
La forma di una mano.
Il livido aveva la forma di una mano.
“è reale! Non può essere accaduto davvero...”
Invece, cari lettori, era proprio vero. Tre dita impresse in corrispondenza della parte esterna e la forma di un pollice a ridosso dell’osso interno della caviglia.
Sara non voleva crederci, tant’è che mise la sua mano sopra il livido e la forma corrispondeva, anche se la sua mano era leggermente più grande.
Incredula di quanto le fosse accaduto, parlo con la sua amica più stretta di quel tempo. Anche Luna ha sempre creduto in queste cose. Le raccontò tutto e le fece vedere quello strano segno. Luna le disse che sì, era accaduto davvero. E che da quel momento in poi doveva fare attenzione perché ogni spirito presente nelle vicinanze del luogo in cui il fatto è accaduto, avrebbe tentato di entrare in contatto con lei.
Sara, ancora più spaventata, esordì con: “io non voglio!”
“E allora non glielo permettere”
“E come diavolo dovrei fare?”
“Semplice, digli di no.
Però attenta: quando lo fai, devi essere convinta e ferma sulla tua decisione. Un lieve tentennio e lo prenderanno come un sì.”

3 PARTE

[…]
Di Dante Alighieri prenderei il suo cervello per poter scrivere in un modo così strutturato, riuscire a suddividere ciò che scrivo e per la connessione spirituale che fa trapelare al suo interno.
Di Giovanni Boccaccio ne prenderei il diaframma, così da poter strappare una risata o anche solo un sorriso a chi legge i miei racconti. Amo il suo modo di usare l’umorismo.
Di Giacomo Leopardi ruberei gli occhi, per poter vedere la versione pessimistica del mondo.
Di Gabriele D'Annunzio vorrei avere la pelle, l’unico organo esterno che permette di darci sensazioni. Avendola aspirerei alla sua passionalità e il suo mescolarsi con la terra, essendo un tutt'uno con la natura.
Infine, di Saffo prenderei il cuore. Per il suo spiccato romanticismo, le sue armoniose rime e le così dolci parole.

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