{"id":85,"date":"2025-10-14T21:57:04","date_gmt":"2025-10-14T19:57:04","guid":{"rendered":"https:\/\/autori.casaeditricepagine.net\/serena-staltari\/?page_id=85"},"modified":"2026-03-30T11:51:26","modified_gmt":"2026-03-30T09:51:26","slug":"opere","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/autori.casaeditricepagine.net\/serena-staltari\/opere\/","title":{"rendered":"Opere"},"content":{"rendered":"\n<pre class=\"wp-block-verse has-text-align-center\"><strong>Il cavallo di troia<\/strong><br><br>Cingimi, come una cinta muraria<br>cinge la propria cittadella.<br>Tu fingi!<br>Qui chiusa sento l\u2019odore dell\u2019onta,<br>anche se non ho nessuna colpa,<br>a stento vado avanti,<br>fisso il pavimento<br>l\u2019infermiere fa un cenno,<br>come noi avr\u00e0 perso il senno.<br>Luna, tu piangi!<br>Io sposa di un destino,<br>che riposa nel letto di fianco.<\/pre>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<pre class=\"wp-block-verse has-text-align-center\"><strong>Una culla per i sogni<\/strong><br><br>Un bimbo solingo<br>nuota nell\u2019acqua, morta, del Porto<br>non conta,<br>sta muto.<br>Cos\u00ec ho fatto un salto<br>dentro al nero cobalto di questo asfalto.<br>Ho tolto il grembiule,<br>per guardarlo dormire.<br>Son lontani quei giorni,<br>racconta i tuoi sogni<br>non pi\u00f9 i miei lamenti.<\/pre>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<pre class=\"wp-block-verse\"><\/pre>\n\n\n\n<pre class=\"wp-block-verse has-text-align-center\"><strong>Notti insonni<\/strong><br><br>Scrivo tutti i giorni, notti insonni, a pensare te quando torni<br>questo silenzio sa di salsedine e incenso. Ergo penso.<br>Tra questi rifiuti tossici non sar\u00e0 un tumore a ucciderci.<br>Se ti chiedessi: \u201cTu ora resti?\u201d Che mi risponderesti?<br>Intanto parlo al frigo, sar\u00e0 l\u2019eccitazione o l\u2019inizio di un disturbo dell\u2019alimentazione.<br>Non reggo la migrazione della tua ostinazione, tenace come la pece.<br>Grido e cerco Pace!<br>Ma che ne sanno delle fosse di stati onirici, come fosse stato giorno tredici<br>io continuo a crederci.<br>Sar\u00e0 l\u2019et\u00e0, saranno i tuoi occhi cenere, merce inerme del mio io lacero e lercio.<br>Sospiri come se<br>ovunque ci fosse del marcio.<br>Pap\u00e0 vorrei potessi prendermi ancora in braccio.<br><\/pre>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<pre class=\"wp-block-verse has-text-align-center\"><strong>Un Kraken sul petto<\/strong><br><br>Sii forte.<br>Oltre la coltre dissipato in un mare di senso sbagliato<br>nato diviso senza un vero sorriso.<br>Immerso in una bruma di vita derisa<br>non sarai in grado d\u2019amare una donna decisa.<br>Eremo inerme su un mare d\u2019odio.<br>Guardi distratto quell\u2019esca, il filo si \u00e8 rotto.<br>Sei stato il mio mostro infilato nel letto.<br>Ancora dormiente mi desto,<br>detesto il ricordo in cui lotto di colpo, col tuo polpo sul petto.<br><\/pre>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<pre class=\"wp-block-verse has-text-align-center\"><strong>La favola di Luigina<\/strong><br><br>C\u2019era una volta,<br>Luigina.<br>Sedeva nei campi di grano quella piccina.<br>Sognava sempre il raccolto, anche il giorno che le han tolto la scelta,<br>ma questo non conta.<br>Non vede e non sente<br>colta da un male della sua mente.<br>Dietro una tenda raccoglie i profumi dell\u2019orto,<br>a pieni polmoni quasi collassa,<br>timo, ginepro e la sua preferita:<br>la menta,<br>che aiuta noi altri e chi ci dimentica.<br><\/pre>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<pre class=\"wp-block-verse has-text-align-center\"><strong>San Paolo<\/strong><br><br>Luci spente \u00e8 quello che sente,<br>attende silente:<br>i pensieri,<br>le paure taglienti.<br>Oltre quei sogni incostanti<br>son solo dolci ricordi<br>di un vecchio viandante.<br>\u00c8 sempre pesante il pensiero<br>volante di quell\u2019uomo,<br>che canta a un vile serpente<br>al centro del nostro cortile,<br>sibilante di un\u2019antica Parola<br>ormai perduta.<br><\/pre>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<pre class=\"wp-block-verse has-text-align-center\"><strong>Il pianto<\/strong><br><br>Il dolore si scioglie<br>lui cola dall\u2019occhio al labbro<br>scende fino in seno al mio petto,<br>cos\u00ec un po\u2019 per dispetto<br>goccia a goccia scende sulla mia giacca.<br>Sto solo piangendo un fiume di rabbia.<br>Castello distrutto<br>del corpo mio morto.<br>Prego e spero che nulla non fosse,<br>se non il costrutto della mia mente contorta.<br><\/pre>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<pre class=\"wp-block-verse\"><strong>Anime perse<\/strong><br><br>Io stavo fumando quando dalla finestra guardavo Kija, che in camera parlava con una terza persona dello scirocco che non mutava, come il libeccio del giorno prima, ma soffiava e gonfiava la riva marina:<br>\u201cTi sei accorta della contrapposizione delle nuvole montane, cariche di pioggia e terra? Quel tipo di acqua che quando cade gi\u00f9 fa salire l\u2019odore della terra e dell\u2019asfalto. Piccole cellule che scoppiano sul terreno e sprigionano profumo.\u201d<br>E la mia amica fidata rispondeva: \u201cSi \u00e8 l\u2019odore che preferisco, se poi i goccioloni sono enormi lasciano le orme sul suolo, come bombe che esplodendo lasciano un cratere. La forma prende il posto al senso olfattivo, le gocce cadono e di tanto in tanto faccio un fermo immagine per vedere le sacche d\u2019acqua planare nell\u2019aria come cristalli pesantissimi e lisci, ma quando precipitano non si frantumano come specchi, piuttosto si espandono e lasciano il segno, mentre si moltiplicano.\u201d<br>In due era pi\u00f9 facile immaginare le cose del Mondo, anche se quest\u2019ultimo sembrava essersi dimenticato, non tanto di loro quanto di s\u00e9 stesso. Solo cos\u00ec posso spiegarmi Kija nell\u2019istituto psichiatrico, che non \u00e8 un manicomio, eh no quelli non esistono pi\u00f9 in Italia! \u00c8 solo un istituto per i diversi. Quanti diversi sta perdendo il Mondo, che corre restando immobile, annaspa nella sua inerzia. Adesso \u201cuna\u201d \u00e8 diventata \u201ctroppi\u201d, sono due, tre, mille.<br>La stanza \u00e8 gradevole, Kija aveva visto istituti peggiori e saltellava da uno all\u2019altro come un grillo o una cavalletta. Almeno quello sembra un luogo sicuro, fuori \u00e8 pieno di brutture, che da l\u00ec dentro non si vedono. L\u00ec dentro puoi stare a contatto con qualche vecchietta impazzita davvero, persone con famiglie lascive e due tre disturbi dell\u2019alimentazione, un tossico dipendente di tanto in tanto, ma non di quelli veri, quelli da metadone. Loro hanno un altro magico mondo, che ha uno dei tanti nomi in codice, si chiama SERT.<br>La perdita di libert\u00e0 \u00e8 celata dal giardino con l\u2019ora d\u2019aria e le sigarette contate, ma che non mancano mai. I soggetti pi\u00f9 interessanti, per Kija sono il ragazzo afasico con cui si gusta il silenzio nelle giornate grigie e il vecchio Macno.<br>Un uomo sulla settantina sempre vestito bene, che oltre ad una famiglia distratta aveva avuto un problema alle corde vocali e quindi parlava per tenersi in allenamento. Lui di certe cose dei giovani non si accorgeva, ma sapeva riconoscere il dolore ovunque e quindi occupava le sue giornate a raccontare storie su Torino e di quando ci lavorava. \u201cPieno di macchine\u201d diceva sempre, ma lui credeva nella funzionalit\u00e0 dell\u2019intelletto umano applicato alla manodopera. Pi\u00f9 raccontava pi\u00f9 io e Kija immaginavamo una societ\u00e0 basata sull\u2019uomo, una visione non del tutto Marxista, ma comunitaria ed utopica, come nella citt\u00e0 del Sole di Tommaso Campanella. Sognavamo la natura, mentre Giorgio, all\u2019anagrafe cos\u00ec si chiamava il Signore delle Macchine, raccontava della citt\u00e0, dei quartieri e delle strade asfaltate con le pietre, grandi e lisce.<br>Io intanto mi ripetevo nella testa parole, frasi, poesie, forse ninnenanne per colmare le mie fobie:<br>\u201cCanto perso,<br>per ore sonore d\u2019immenso dolore,<br>tramonto mio, senza colore<br>Vorrei capire dove vai a finire,<br>con tutto il tuo dire.\u201d<br>Le fobie di Kija si trasformano in favole e il giorno che l\u2019anziano gli svela l\u2019arcano: \u201cTu figlia mia devi trovare il tuo Zenit\u201d lei s\u2019immagin\u00f2 d\u2019avere le ali, come Icaro e di volare fin sopra al Sole. L\u2019assurdo era che in tutto questo Giorgio teneva stretto nella sua mano un Perseo d\u2019oro. Utile, forse, a controllare che non andassimo fuori dai confini del tempo.<br>Kija non impieg\u00f2 molto a capire dove fosse il suo mezzogiorno, il suo centro.<br>Era l\u00ec tutto attorno a lei, o almeno avrebbe dovuto essere l\u00ec, era il Mondo.<br>La porta dell\u2019Ospedale era aperta. Era stata dimessa, anche se lei si sentiva solo una vecchia pezza dismessa, dimenticata per troppo tempo costretta a vivere una vita fuori posto.<br><\/pre>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<pre class=\"wp-block-verse\"><strong>I due Re<\/strong><br><br>Il re di coppe girava a vuoto nel suo villaggio, quando dal nord della regione di Zion arriv\u00f2 in visita breve il quattro di coppe, compagno di viaggio per diritto di nascita. Unico problema dell\u2019ultimo arrivato era che spesso riempiva le coppe di schifezze, come la birra. Gi\u00e0 a quota quattro alle quattro di pomeriggio.<br>Un giorno il quartetto alcolico disse: \u201cviene un mio amico dal nord, andiamo a pescare\u201d e il re di coppe rispose: \u201cvengo anche io\u201d e l\u00ec il primo esord\u00ec con un: \u201caah il re di mazze piace sempre a tutti!\u201d con tono un po\u2019 risentito. Arrivati a quel punto l\u2019altro ribatt\u00e9: \u201callora non pu\u00f2 piacere a me!\u201d in modo secco e duro.<br>Quel giorno intorno alle quattro di pomeriggio il re di coppe raggiunse gli altri due alla foce del fiume. Un posto incredibilmente bello. L\u2019acqua dolce formava un turbinio di corrente scontrandosi con quella salata e i due avventurosi pescavano a spinning, uno a riva l\u2019altro dalla battigia, perch\u00e9 oltre che ubriacone il quattro di coppe era pure claudicante, in quel preciso periodo storico.<br>Il regnante del piccolo villaggio quando arriv\u00f2 trov\u00f2 il suo pari (per ruolo, ma non per status sociale) con la tuta impermeabile e il cappellino a riva, gli si gel\u00f2 il cuore e divenne muto. Cos\u00ec all\u2019improvviso un po\u2019 come quando era impazzito e si era chiuso come una rosa su s\u00e9 stesso, anni prima. Lo guardava lo osservava e non capiva cosa stesse succedendo. Nel dubbio si allontan\u00f2 per canticchiare una canzone, saltellando in mezzo alla sabbia, mentre il re di mazze stava di spalle e scrutava il mare, l\u2019orizzonte, le anime che volavano via dal giardino dell\u2019Eden. Posto incredibile anche quello, ci si doveva passare in mezzo per arrivare alla foce del fiume, era pieno di alberi dai tronchi tortuosi e con foglie lunghe e strette. Aveva perso gli antichi splendori tutto attorno sorgevano palazzoni in cemento e a terra, tra la macchia mediterranea, vi era una distesa di plastiche e rifiuti, che spuntavano come fiori dal terreno.<br>Solo ora mi rendo conto di non avervi raccontato un particolare importantissimo di questa storia, ovvero come arriv\u00f2 il re di coppe alla foce del fiume? O meglio dall\u2019altra sponda del fiume? Ebbene il nostro eroe camminava, si cos\u00ec si spostava camminando, e proprio a piedi attravers\u00f2 il fiume. Si tolse scarpe e calzini ed immerse i piedi nell\u2019acqua gelida in piena primavera.<br>Torn\u00f2 altre volte alla foce del fiume, sia per vedere il re di mazze, che per stare solo e attravers\u00f2 altre volte il fiume e non solo, ci cammin\u00f2 sopra attraversando un ponte. Mamma che coraggio! Il giorno che si conobbero avvenne qualcosa di strano, il capo delle coppe realizz\u00f2 che non riusciva a smettere di seguire il capo delle mazze, un po\u2019 come fanno le falene con le luci.<br>Ma il tempo passava e il re di mazze andava e veniva dal nord, in tutto questo il re di coppe realizz\u00f2 che la cosa non lo faceva soffrire e decise che invece di amarlo avrebbe dovuto allearsi con lui. Per garantire un po\u2019 pi\u00f9 a lungo la pace in quella terra devastata dalle lotte e l\u2019odio.<br><\/pre>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<pre class=\"wp-block-verse has-text-align-center\"><strong>Ossa di patria<\/strong><br><br>Persa,<br>Figlia di una Terra riemersa,<br>Immagino le storie di lotte,<br>Forse, se fossi di corsa<br>Non vedrei la nostra rivalsa<br>Tetra, intorno a occhi di pietra.<\/pre>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il cavallo di troiaCingimi, come una cinta murariacinge la propria cittadella.Tu fingi!Qui chiusa sento l\u2019odore dell\u2019onta,anche se non ho nessuna colpa,a stento vado avanti,fisso il pavimentol\u2019infermiere fa un cenno,come noi avr\u00e0 perso il senno.Luna, tu piangi!Io sposa di un destino,che riposa nel letto di fianco. 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