Città del Messico
Città del Messico mi evoca un gran traffico
aria insalubre e rumore tossico
città di vistosi e odorosi contrasti
talvolta angoscianti talaltra esaltanti.
Lo Zocalo e il suo confuso can can
lascia volentieri spazio a Coyoacan
il verde e ridente quartiere di Frida
che qui srotolò la sua intensa vida.
Il quartiere di Polanco con il suo benessere
potrebbe anche un quartiere di New York essere,
il museo Soumaya e le sue magiche sculture
son audaci tessiture
il seghettato Jumex da Chipperfield progettato
è costruzione di valore smisurato.
Dolce fine settembre al profumo di mare
Dolce fine settembre al profumo di mare
dolce lasciar andare con un tuffo il sole al limitare
Dolce sulla spiaggia ora in pace sdraiarsi
e percepire delle onde il pigro allungarsi
In mare ora piccole, ora medie le occhiate
sgusciano via sentendosi troppo osservate
Un banco di dentici improvvisa una danza
si muovono secondo uno schema di consonanza,
tra loro ciò che conta non è la distanza
la voglia di mostrare singola baldanza
solo conoscono una congeniale comunanza
que scivolano via leggere con insuperabile eleganza.
Rocce sarde
Sono di un arancio che al tramonto arde
Le innumerevoli rocce sarde.
Ti si levano davanti come giganti
E talvolta paiono pachidermi inquietanti.
Fantasiose sculture
Evocano bizzarre creature.
In mezzo al mare, nei pressi della riva
Nell’entroterra fin là dove lo sguardo arriva.
Se si sanno ammirare
Generose e rugose si lasciano amare
Con i mille cangianti colori del mare
E le infinite sfumature di un cielo
Che tutto avvolge e protegge con il suo velo
Leon e la libertà
Leon era un giovane leone con una folta criniera e occhi vivaci che ne lasciavano intuire il carattere audace e combattivo.
Era nato in uno zoo di Berlino, in cattività, e non in una splendida, libera savana africana.
“Come deve essere bella e accogliente la mia terra d’origine” pensava, rinchiuso a malincuore pur in una bella e ampia gabbia nella quale viveva e viaggiava trasportato da una ricca città all’altra in Europa.
Dallo zoo, infatti, era stato affidato ad un circo con tutta la famiglia.
I suoi genitori erano molto comprensivi e lo ascoltavano pazientemente, ma non sapevano dare risposta ai suoi molti perché, essendo nati a loro volta in gabbia…
Leon non era figlio unico per sua fortuna e la sorella Liona, più tranquilla di lui, cercava di farlo ragionare quando usciva con esclamazioni del tipo: “Non ne posso più di vedere città dopo città! Un giorno o l’altro spalanco la porta della gabbia e me ne vado a scoprire l’Africa!”.
La sorella lo guardava un po' incredula e sbalordita perché a lei la vita comoda con cibo pronto e comodi viaggi organizzati non dispiaceva affatto.
Un giorno, mentre soggiornavano con il circo a Roma, Leon si accorse che la porta della loro gabbia era rimasta eccezionalmente socchiusa e così, di primo mattino, mise in atto il suo piano.
Se ne uscì quatto quatto di buon’ora e iniziò la sua marcia alla volta della libertà. In città quelli che lo incontrarono ebbero paura, nonostante lui li avvicinasse con regale cautela…
La sua avventura non durò a lungo perché i suoi genitori, molto preoccupati, allertarono i proprietari dello zoo che si misero alla ricerca di Leon e, dopo qualche ora, riuscirono ad incrociarlo e a convincerlo che era meglio tornare indietro e riabbracciare la sua famiglia.
Leon si lasciò convincere ad una condizione: il prossimo viaggio sarebbe stato in una città africana dove, una volta arrivato, avrebbe sentito e fatto sentire ai suoi l’odore della terra d’origine e poi, da giovane leone adulto e consapevole, avrebbe deciso se rimanere in Africa oppure riprendere la via dell’Europa.
Pingo e Pongo fratelli monelli
Pingo e Pongo erano due fratellini molto carini ma assai birichini…
Pingo era piccolo e biondo, pieno di lentiggini, portava sempre calzoncini blu e adorava tirare la coda ai gatti, soprattutto a quelli rossi e paffuti!
Si avvicinava tranquillo tranquillo e, appena il gatto si era addormentato, gli tirava un sassolino e pimm! Il povero gatto se la dava a gambe levate GO!
Pongo era più grande, castano e ben piantato, con i capelli a spazzola e un sorriso sornione.
Lui amava correre dietro a galli, galline, oche e tacchini! Appena ne sentiva uno cantare o chiocciare, starnazzare o gloglottare, lo rincorreva e, a furia di chichiricchì o glo glo glo, il povero pennuto andava a nascondersi tramortito nel pollaio di nonna Gigia, anche se era estate e faceva molto caldo.
Un giorno mamma e papà decisero di andare in vacanza in un campeggio in riva al mare in Croazia.
Una volta arrivati, Pingo e Pongo si misero ad aiutare il papà e la mamma. Pingo contribuiva a montare la tenda e Pongo a sistemare stoviglie e piatti per i pasti. Erano però spesso distratti dagli uccellini cinguettanti e dai vari cani e cagnolini dei vari camperisti!
Così il papà si arrabbiava, si gonfiava e diventava rosso per la rabbia.
La mamma allora decise di portare i due a fare un bagno e lasciare il papà un po' libero.
Anche in acqua Pingo e Pongo non stavano fermi un attimo ed anzi spruzzavano acqua con la bocca agli altri bambini oppure sbattevano le braccia e le gambe con un’energia tale da disturbare anche i nonni bagnanti!
Dopo la giornata intensa arrivò l’ora della buonanotte e così mamma, papà, Pingo e Pongo si sistemarono nel loro camperino.
RONF! RONF! faceva papà e i due lo imitavano con un RONF! RONF! ancora più forte grazie alle loro risate.
Finalmente si addormentarono ma, a un certo punto, verso l’alba, mentre gli uccellini cinguettavano felici al risveglio, Pingo sentì SGRONF! SGRONF!
Curioso e arzillo più che mai, tirò Pongo per un braccio e insieme sgusciarono fuori dal camperino senza che mamma e papà se ne accorgessero !
Pensavano di incontrare un gattone ancora insonnolito che, sonnolento, era andato ad urtare contro il camperino e invece…era un cinghialotto, piccolo ma grosso, che li guardava con piccoli occhi rotondi non proprio amichevoli…..
Pongo lo fissò, Pingo provò a tirargli il codino come faceva di solito con i gatti, ma il cinghialotto grugnì così forte che i due se la diedero a gambe e riuscirono a rifugiarsi dentro la toilette per i bimbi ospiti del campeggio!
Il cinghialotto li seguì per alcuni metri ma poi preferì tornare al fresco nel bosco e fare colazione con un bel po' di ghiande fresche. Inseguire quei due birboni non valeva la pena, dopotutto! Erano così buffi per lo spavento preso che si mise a ridere a crepapelle al vederli con i capelli dritti e le orecchie tese come non mai!
Mamma e papà li chiamarono per la colazione e loro, stavolta quatti quatti, si misero a tavola composti, bevvero il loro latte e per un po' rimasero tranquilli a guardare il bosco con un po' di tremarella!