Alessandro Giovannoni

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Poesia in mostra

ESSENZA ED ESISTENZA COME PROGETTO?

L’atto dell’esistere consiste nell’esser presenti nella realtà in modo autoreferenziato.
Ciò che esiste deriva da un postulato essenziale. Infatti la sua essenza (che definisce
l’esistere) è un dato di fatto che si impone senza bisogno di appoggi esterni. La sua
essenza è un postulato, in quanto realtà evidente come tale, esplicitata dall’esistenza,
anche senza supporto di spiegazioni.
Semplicemente, ciò che esiste non si può dire che non esista.
Già l’innegabilità dell’esistenza (e della sua essenza) mi pare escludere una sua presenza
casuale nel mondo: siamo di fronte proprio a quell’entità, non potrebbe essere diversa.
Ma è sufficiente essere un postulato per venir definiti come parte di un progetto?
Si postula un’essenza autodefinita, che si palesa generando un’esistenza originale e
irripetibile, e ciò basta per dire che ha un suo fine all’interno dell’universo dei fini, cioè che
sussiste al fine di un suo proprio progetto od obiettivo?
La ragnatela di cause ed effetti della realtà determina le vicende dell’universo avendo
come unica legge un andamento meccanicistico, legato per buona parte al caso, oppure al
di sotto di tutto questo c’è una legge universale primitiva che realizza attraverso quei
meccanismi tanti progetti aventi fini precisi e concatenati?

AURORA E TRAMONTO

L’aurora non è già giorno pieno. Il sole spunta e arrancando sale l’arco del cielo fino
al culmine dove manifesta tutto il suo splendore; ma quando finalmente inizia la
discesa, è solo per divenire sempre più pallido, fino a spegnersi.
Un auspicio non è un bene già raggiunto. E un bene realizzato rimane sempre
instabile e caduco, destinato comunque all’estinzione. La lacrima d’amore righerà la
gota poi cadrà nel vuoto: chi la raccoglierà? Piacere e dolore sono l’uno la
continuazione dell’altro, quasi a confondersi, in scambi repentini d’identità. Gioia e
sofferenza hanno la stessa natura, la stessa radice nell’animo. Ma l’animo è
abbastanza grande per contenerle entrambe?
Dov’è la salvezza in questo mondo che alterna incessantemente luce ed ombra?
Questo è il male di vivere... Ma non può essere la parola definitiva...
A volte sembra assurdo credere nel bene, è troppo perfetto: ma proprio perché pare
assurdo, la sua essenza teorica corrisponde a verità che può esistere. Se non fosse
reale, l'uomo non ne avrebbe neppure il concetto e il desiderio.
Ci ritroviamo spesso immersi in un tramonto: ma non ci deve sconcertare. La luce
calante del tramonto ha un'essenza più penetrante di quella del giorno pieno, anche
se meno avvolgente. E prelude ad una nuova aurora più scintillante delle precedenti.
Il tramonto è solo uno strumento con cui il sole sonda la nostra realtà nel profondo,
per ravvivare la fiammella del nostro cuore, ma con delicatezza paziente e tenue,
per non farla spegnere...

QUALE AMORE?

Baciare una donna, accarezzarla, toccarla lievemente, modellare le sue curve
accompagnandole con gesti di quasi impercettibile morbidezza, ricoprirla di teneri e
delicatissimi buffetti…
Ma attenzione: non con intento di dominio, di possesso materiale, ma di
adorazione… sì, adorazione… se anche lei lo vuole, se vuole che sia tributato al
suo corpo, esternazione diretta della sua anima, l’affetto che gli è imprescindibile, in
ogni suo minimo particolare, adorando ogni singola cellula…
La concupiscenza da sola non basta, fine a se stessa impoverisce il rapporto, è pura
meccanica, assomiglia alla profanazione.
Il desiderio deve essere mosso dal dono di sé, nel rispetto della bellezza dell'altra
creatura, che è sì godibile ma inscindibilmente amabile. Solo offrendo
riconoscimento del valore dell'unità corpo/anima il piacere è vero.
Amare non è possedere per il proprio singolo godimento, ma cercare il benessere
dell’altra creatura, insieme al proprio, in un legame di sacra reciprocità.
L’eros e l’affetto diventano un sentimento unico, hanno senso solo se convivono.
L’amore per il piacere deve diventare il piacere di amare.
Il piacere non è un male, è una risorsa, che si perfeziona e si realizza pienamente
fondendosi con l’amore che lo sublima.

ADORAZIONE CONDIVISA

Dedicato alle donne il primo giorno del 2026
Ho letto:
“La forza delle donne deriva da qualcosa che la psicologia non può spiegare.
Gli uomini possono essere analizzati, le donne... solo adorate."
Aggiungo una mia postilla personale.
Io adoro sicuramente le donne, ma solo nel modo che loro stesse desiderano.
Non possono essere "oggetto" di adorazione, ma protagoniste attive dell'adorazione
loro destinata: la reciprocità è fondamentale.
Solo il dedicarsi a una creatura per cui si ha profondo rispetto può essere
adorazione autentica ed accettata.
"I care" è il motto imprescindibile della gratuita e vera devozione.

AMICIZIA E VALORE DELLE PERSONE

Si sta come d'autunno sugli alberi le foglie...
Dove sta il valore dell'uomo? Nell'intelligenza? Nelle varie abilità acquisite?
Nella simpatia? Nell'opportunità che può offrire alle necessità degli altri? E non tanto
quelle economiche, ma quelle di realizzazione dei loro progetti personali?
Certo, ci può essere un reciproco vantaggio... ma il valore sta solo in una
prestazione, per quanto simbiotica e realizzante, e anche se spirituale o morale?
Ognuno stabilisce che cosa deve aspettarsi dall'altro e che cosa lui stesso deve dare
all'altro? Così funzionano le relazioni, così diventano rapporti veri?
Io non lo credo. Una persona vale perché è ciò che è. A prescindere dalle sue
potenzialità. Apprezzare una persona e volere il suo bene significa proprio
riconoscere, rispettare e dar valore alle sue essenza ed esistenza originali.
L'amicizia e la vicinanza devono essere una "custodia" del suo modo di essere, non
spegnersi se l'amico non fa ciò che vorremmo, condizionandole a qualcosa che
l'amico "deve" fare... "se no che amico è" (.....!!!.....) Ovviamente l'accettazione
gratuita non si deve spingere alla disponibilità a farsi sfruttare dall'amico (allora
sarebbe lui a non essere rispettoso).
Ma le persone continuano a vedersi le une le altre come un'opportunità, non come
un semplice (ma incommensurabile) dono reciproco.
Chi fa cadere dagli alberi le foglie d'autunno? Solo il vento?

CHE COSA POSSO DIRE A UNA DONNA…

Che cosa posso dire a una donna per dimostrarle il mio apprezzamento... forse:
sublime stilla di nettare divino... oppure
dolcissimo esemplare femmina della specie umana... oppure
luminoso frammento di stella caduto dal cielo… oppure
soave nota di armonie celesti… oppure
sfolgorante raggio di sole... oppure
angolo di cielo luminoso...
Tutte definizioni che io sento profondamente vere, essendo un inguaribile romantico.
Ma ciò che dà luce all’aspetto della donna è la bellezza interiore, che dà vita anche a
quella esteriore, perché lei non è un semplice "oggetto" di desiderio, ma una
"persona" desiderabile... che si può solo amare, non possedere...

LA SOFFERENZA E LA VITA

La gioia piena non esiste. In realtà ne esistono sporadici flash che punteggiano lo scorrere
dell’esistenza, ma sono fenomeni del tutto aleatori e soprattutto di brevissima durata.
La nostra vita, se ci fermiamo a darle uno sguardo con onestà intellettuale, è una
sequenza di momenti di sofferenza, che noi continuamente speriamo di superare
impegnandoci per un miglioramento. Ma, sempre con sguardo realistico, ci accorgiamo
che, appena il dolore presente sta iniziando a dissolversi, già il successivo comincia a
delinearsi, in una reiterazione senza soluzione di continuità. Dico “dissolversi” proprio
perché l’alternanza è quasi automatica, la nostra volontà poco può incidere: non noi
sconfiggiamo o almeno gestiamo il dolore, ma esso stesso passa (lasciando spesso segni
profondi) quasi per combustione spontanea, per esaurimento naturale, direi “ciclico”.
I nostri progetti sono continuamente ridimensionati e deformati, se non distrutti, da eventi
portatori di sofferenza, che ci impediscono una realizzazione delle intenzioni concepite, o
ce le restituiscono al massimo monche e tarpate.
Dignità è allora il prendere atto di questa realtà. Sono necessari il coraggio di riconoscersi
canne sbattute dal vento, e la capacità di fronteggiare ogni momento di sofferenza come
un’ulteriore prova a cui è sottoposta la nostra umanità…
Qual è la meta finale di tutto ciò? In che cosa consiste e dove alligna la speranza?
Forse la catena di pene che ci trasciniamo dietro (o più spesso che trascina noi) avrà un
suo termine, un compimento alla fine della vita? Sarà allora servita a perfezionarci per
arrivare a godere di una condizione beata?

Come fu che non c’incontrammo
dedicato a una donna che avrei voluto conoscere 35 anni fa

L’angelo che aveva avuto il compito di comporre il puzzle delle coppie innamorate stava
lavorando alacremente ed aveva trovato quasi tutti gli incastri giusti.
All’improvviso un suo collega passò lì accanto volando oltre il limite di velocità consentito e
con un maldestro colpo d’ala urtò la cassetta contenente le tessere del puzzle in
allestimento, rimescolandole disordinatamente.
L’angelo delle coppie sentì un tuffo al cuore: il termine accordatogli per eseguire il lavoro
da parte del Creatore era quasi scaduto… era un bel guaio…
Si riprese dallo choc e, di buona lena, si mise a ricominciare da capo, cercando di
concentrarsi e di lavorare velocemente.
Ma non si può fare in mezza giornata ciò che va fatto in 6 giorni.
Fu così che il lavoro fu terminato, a notte fonda; ma alcuni incastri, a causa della fretta,
non erano corretti: il posto di alcune tessere fu scambiato con quello di altre.
La mia tessera e la tua, che prima erano state accostate, combaciando alla perfezione,
finirono in punti lontani fra loro, e persero ogni collegamento diretto.
Ecco perché non ci incontrammo per tanto tempo, sostituendoci reciprocamente con i
titolari di altre tessere, e il nostro potenziale amore rimase in stand-by... e non si attuò
mai...

AURORA

In estrema necessità mi trovo
della luce dell'aurora,
che ricalchi
non le mie fattezze antiche
ma quelle vere e forti
della sostanza umana.
Quelle antiche fattezze tradirono
con uno spiffero di vento
la mia umanità,
e dolcemente armoniose in se stesse,
se ne andarono,
evanescenti,
sempre più lontane,
fino a dissolversi.
Da allora sono rimasto
un vaso senz’acqua,
buono per quattro fiori
ormai disseccati dal tempo
perché avevano creduto
alla loro bellezza.

L’EFFIMERO DEGLI AFFETTI

La vita è effimera. Nei suoi accadimenti, negli obiettivi che perseguiamo, nelle
situazioni che si verificano. Nulla è mai consolidato in modo certo.
La volatilità delle condizioni esterne all'uomo dipende da fattori difficilmente
controllabili; quella dei risultati che l'uomo consegue può dipendere da simili fattori,
ma spesso dipende da errori di scelta, consapevoli o inconsapevoli.
Se poi passiamo ad osservare in particolare l'instabilità degli affetti, la volontà
acquista un ruolo fondamentale. Gli affetti che si spengono quasi sempre risentono
di impostazioni relazionali sbagliate, in realtà erano viziati da qualche carenza
iniziale; è vero che gli affetti spesso finiscono, ma lo fanno perché non erano veri.
Questa non è un'accusa di malafede, ma di imperizia, nella maggior parte dei casi.
L'effimero della vita in generale fa pensare; l'effimero delle relazioni umane
sconcerta, ha il sapore, oltre e più che della sfortuna, dell'incapacità e dello scarso
impegno, e della mancanza iniziale di discernimento e di vero ascolto del proprio
cuore.
Gli esseri umani spesso si vedono l'un l'altro come un'opportunità di cui beneficiare,
più che come un gratuito dono reciproco: l'utilità scaturisce dalla condivisione e dalla
vicinanza in quanto tali, fini a se stesse, non il contrario.

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