L’uomo che nessuno guarda
Sta lì,
dove il marciapiede finisce
e comincia l’invisibile.
Tra una coperta lisa
e un cartone che chiama casa.
Ha gli occhi pieni di passato
e il volto inciso dal freddo.
Ma la sua voce non la senti,
non perché non parla,
ma perché nessuno l’ascolta.
Passano in fretta
le scarpe lucide, gli sguardi bassi.
Qualcuno stringe la borsa,
qualcun altro accelera il passo.
Lui resta. Sempre lì.
Non chiede più niente.
Nemmeno pietà.
Solo che la pioggia non duri troppo,
che il vento non gli porti via i ricordi,
e per quel cagnolino che conosce il suo cuore,
prega… che la notte non sia l’ultima.
Una volta aveva un nome.
Ora è “quello là”,
“il barbone”,
“il problema”.
Ma se ti fermi,
se guardi bene,
vedrai che nei suoi occhi
vive ancora un bambino
che sognava un tetto, una carezza,
una vita diversa.
E allora chiediti,
quando l’hai visto oggi,
sei passato oltre
o l’hai guardato davvero?
Nota dell’autore:
Questa poesia vuole dare voce a chi vive ai margini.
Non per compassione, ma per ricordare che l’indifferenza è la vera miseria.
Anima ali
Occhi due pozzi brillanti,
e mani conchiglie
nel grembo del tempo.
Dall’ombra
un guaito si fa carezza,
e il sole, bambino,
gioca sulle zampe.
Non serve parola.
Solo respiri e sorrisi
e un nome d’angelo
nascosto tra i rami del cuore.
Anima ali, ali d’anime,
anime con le ali:
questo sono gli animali.
"L’Orso Bianco e il Pinguino Sognatore"
Anche chi viene da mondi opposti può trovare un punto d’incontro, se ha il coraggio di sognare e la voglia di viaggiare.
C’era una volta, in un mondo dove tutto era possibile, un orso polare di nome Pitu e un pinguino chiamato Pino. Pitu viveva tra i ghiacci dell’Artico, dove il vento fischiava e la neve cadeva silenziosa. Pino, invece, abitava in Antartide, dove il cielo era sempre pieno di stelle e le notti duravano mesi.
Entrambi avevano un sogno in comune: vedere com’era il mondo oltre il loro ghiaccio.
Un giorno, Pitu trovò una bottiglia galleggiante tra i lastroni di ghiaccio. Dentro c’era una mappa: tracciava un sentiero fino all’equatore, in Africa, dove – diceva la leggenda – gli animali di tutto il mondo si radunavano una volta l’anno per il “Grande Incontro delle Anime Curiose”.
Nel frattempo, anche Pino, stanco del freddo e curioso di conoscere chi viveva sotto il sole, trovò la stessa mappa, in un’altra bottiglia portata dalle correnti dell’Oceano.
Così, entrambi partirono. Pitu salì su una zattera di legno e ghiaccio, spinto dalle balene e dalle correnti calde che lo portarono a sud. Pino si fece trasportare su un grosso tronco, accompagnato dai delfini e da una tartaruga marina che conosceva tutte le rotte.
Dopo mesi di viaggio, Pitu e Pino arrivarono nello stesso luogo: una radura africana ai piedi di un gigantesco baobab. Lì si teneva il “Grande Incontro delle Anime Curiose”.
Quando si videro, Pitu e Pino si guardarono stupiti. “Tu sei... freddo come me!” disse Pitu. “E tu cammini come me!” rispose Pino. Nessuno dei due aveva mai visto qualcuno così simile, pur essendo così diverso.
Diventarono subito amici. Pitu raccontò delle aurore boreali, Pino delle notti senza fine. Giocarono nel fango africano (che per loro era un'esperienza tutta nuova!), fecero amicizia con una zebra chiacchierona e un elefante che spruzzava acqua per rinfrescarli.
Quando fu il momento di tornare, si promisero di scriversi lettere usando le bottiglie. E ogni anno, allo stesso giorno, si sarebbero incontrati ancora sotto il grande baobab.
E così fu per tutto il resto della loro vita.