Emma Lo Iacono

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L’Eco delle parole

Annego,
nelle lacrime oppresse,
trattenute,
costretta a mantenere un sorriso,
per coprire vulnerabilità,
e sento risate,
ma non sto ridendo,
e sento la mia voce,
ma non sto parlando,
e ci sono,
sono presente,
ma non so dove sono,
e sento il mio cuore che batte,
che suona il ritmo della vita,
eppure mi sento così morta,
annegata in lacrime mai piante.

Quando una penna si scarica,
e l'inchiostro finisce,
è la fine di un' era,
quella penna finisce dimenticata,
come tutte,
e ciò che ha scritto,
non lo scriverà più,
e so che sembra una cosa banale,
ma pensaci un secondo,
così come l'inchiostro della penna,
quando la fiducia finisce,
un' amicizia si scarica,
forse stai pensando che,
come cambi penna,
cambi amicizia,
ma l'altra persona,
finisce dimenticata
da sola e senza inchiostro,
mi sono sentita così,
ora l'inchiostro mi é stato ridato,
e non lo sprecherò per scrivere una vecchia storia,
di come mi sono scaricata,
ma per cancellarti dalla mia vita,
e sostituirti con chi mi ha ricaricato,
con cautela,
e non mi scaricherò più,
invece voi,
mi avete ridato l'inchiostro,
e io vi scriverò,
tra le pagine della mia vita.

Voglio un'attimo,
mi sento così sopraffatta,
che non respiro,
e non so,
quel tempo lontano,
se tornerà,
e non so se sopravvivrò,
perché per quanto io possa combattere,
le emozioni vinceranno,
ed io perderò.

Notte buia,
notte amica,
non mi lasciare,
non farla finita,
notte oscurata,
da pensieri molesti,
notte che brucia,
il terreno che calpesti,
notte,
unica persona vicina,
notte,
con cui parlo da quando sono bambina.

Viaggio al centro della testa,
per capire chi sono,
per capire cosa voglio,
per vedere la verità,
ma la verità può fare paura,
ed io mi perdo,
in un loop di pensieri,
in un inferno paradisiaco,
in un paradiso infernale,
e muoio,
finché qualcuno non mi salverà.

Un mostro dal volto sfregiato,
senza un'immagine,
al posto del cui cuore si trova una voragine,
nero più del buio se non deve é arrivato,
e una volta che ti ha preso il gioco è iniziato,
scappa, corri, non farti trovare,
come un labirinto, un gioco mortale,
girati é dietro di te quando pensi che sia andato,
non hai via di scampo ormai ti ha trovato,
non puoi scappare dal mostro non hai più le forze,
e questo mostro si chiama...

Ho commesso errori,
ho provato a cancellarli,
pensavo o sei perfetto o muori,
ma bastava colorarli,
coi colori della vita,
con la luce di una bella giornata,
ma se la vita é in bianco e nero,
la giornata buia e uggiosa,
gli errori rimangono indelebili,
a perseguitarmi,
incancellabili e intoccabili,
nei ricordi,
nelle azioni,
mi assalgono e mi tolgono il respiro,
la gente li dimentica,
ma io no,
io ci ripenso,
ci piango,
li sento,
non posso liberarmene,
dovrò conviverci,
ma non so se riesco,
io ci muoio.

Mi stringo la paura alla gola,
fino a sentirmi soffocare,
ed anche se ho paura di morire,
accolgo ma morte,
la saluto,
come un'amica che da tempo non vedo,
la invito dentro di me,
e da dentro,
lei,
mi corrode fino a farmi morire,
fino a rendermi morta,
in un corpo che vive,
fino a che non sono più io,
senza emozioni,
senza provare più niente,
ma nella realtà,
ho mai provato qualcosa?

Un filo d'erba,
solo uno,
accanto a un'altalena arrugginita e traballante,
nel giardino ormai appassito di una casa,
che cade a pezzi,
con travi di legno ormai marcio,
con un pavimento traballante e cigolante,
stanze ormai polverose,
una più delle altre,
sembra fosse di un bambino,
con ancora dei pupazzi,
su quello che sembra un tempo fosse un letto,
strano come tutto è al suo posto,
come se nessuno sia mai andato via,
un posto con tante domande,
ma nessuno che possa rispondere.

Soccombo alla paura,
mi abbandono a un buio atroce,
aspetto dall'altra parte,
di uno specchio distorto,
che mi porta in un'altra versione della realtà,
una versione utopica,
di un mondo distopico,
una realtà mai vera,
ma mai falsa,
tutto distorto e inafferrabile,
contorto ed incapibile,
incredibilmente semplice,
con un carattere complesso,
una rete di bugie,
di persone che si fingono altre persone,
ma io sono qua davanti a questo specchio,
che riflette distopia e utopia,
lo specchio l'unica realtà,
frantumato nelle sue due facce,
indossandone l'una o l'altra,
ma io sono qui,
e voglio solo essere me stessa,
ma se poi non piacessi?
lo sono qui,
persa nel buio della paura,
e mi fingerò chi non sono,
almeno finché non si accenda una luce.

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