Pagliaccio dell’anima mia
Poiché mi sfuggi, tu fil di silenzio,
ti amerò come si ama una vergogna,
qualcosa che brucia in fondo a una fogna
come in un sogno infarcito d’assenzio.
Poiché scompari, fantasma di ghiaccio,
mi toglierò la carne dalle ossa
e canterò una romanza rossa,
rovente come il ferro e come un laccio.
E cantando con il cuore che abbaglia
(Montale e la sua triste meraviglia!)
andrò avanti per la galleria
che, dopo te, mostrerà negli specchi
gli altri pagliacci dell’anima mia.
D’ora in poi
la morte avrà un sentore
di sole sull’erba
tra alberi infiorati
come spose
in un’aria
che trema di verde
Scrivere
Di me, sol questo:
una penna impazzita
piena di cielo.
Laetare
perché il nostro riso
spezzerà la notte
in schegge
d’argento
Eppure
esiste la fonte a cui s’abbeveran le stelle,
il picco del mondo, il punto
da cui ogni cosa appare intera
e t’inonda
uno scroscio di
gioia
per la ritrovata musica dell’erba