A·mar·còrd
A giocare con le Stelle
come te
piovono arcobaleni nel cuore.
Amica cara, suite leziosetta,
nuvoletta ridente,
stasera sorridi
con quegli occhi
che ad amarli
sembran frange di luna piena,
pioggia color turchese
che se ne va,
dandomi un appuntamento ridanciano
con il tuo cuore istrionesco,
con il tuo sguardo Birmano,
con le tue labbra rubino,
con la tua anima incandescente.
Come difendermi da te,
tu nuvola
e io cirro-cumulo,
tu anemone del cielo
e io vento della terra?
Non posso amarti,
ti soffierei via,
ma tornerò al tramonto
e ti porterò via.
“Ricordi... ricordi di una stagione passata / che mi dicono "torna, torna quassù, / ti aspettiamo, conosci la strada, / vieni a ritrovare un pezzo della tua gioventù!". /
E io, che ormai ho messo su pancia, / la testa grigia e con un po' d'affanno, / sono tornato lassù con la speranza / di rinnovare un ricordo dopo trent'anni... /…Ricordi... ricordi di una stagione passata / per me... per lei... ormai svaniti lassù... / c'è rimasta soltanto la polvere della carraia / e la nostalgia di un'estate che non torna più…”
(Luigi Ferrari, da: “"Ciocabéch", 1988)
1968, gridiamo libertà e nuovo Modello di vita
A noi ancora inginocchiati al Culto del Tran Tran
(nessuna offesa, quindi, a dirci inadeguati)
sembrava, senza confini e gomene fisse,
da prosciugare
il riflusso della marea
di capelli arruffati dal rollìo
delle idee nemmeno convenzionali,
i cuori che a pelle nuda di alibi liberticidi
vibravano risalendo dall’eskimo
ai volti tesi ma tra sorrisi di scherno e grida,
le mani e i pugni che agitavano l’aria
a doppia pala
come fossero remi impazziti di kajak.
Gli occhi furibondi e vividi a scagliare fulmini
di Luce libertaria contro il Potere
e le sue affamate sette teste di Drago
integrate in Militare e Politico,
mentre io e la Chiesa,
boccheggianti in altre maree nostrane,
stavamo a guardare da opposti balconi
cosa succederà?
E come flusso e riflusso delle maree docet,
colsi risacche di utopie (utopistiche?),
striscioni ondosi di disobbedienza ,
urla e stridore di denti,
fatemi dire anche dei sogni aggrappati, arrancando,
alle caravelle delle 3 M:
Marx – Mao – Marcuse,
con a bordo la parola d’ordine di vietare
le ancore gettate dai Poteri nei cervelli e nelle coscienze
e dentro il libero pensare pagato a caro prezzo.
Furono inverni di lunghe ondate di repressione
sulle quali era impossibile surfare con le idee
di nuovi porti da sbarcarci e vivere
senza Generali e Imperatori della Dea Economia.
Poi la marea si abbassò apparentemente.
Sotto sotto, ma non troppo, lasciavamo però crescere altri Leviathani, sballati, stavolta:
perché Il ragazzo che come noi amava i Beatles e i Rolling Stones
lo avevamo dimenticato in Vietnam ,
dove venne ucciso a 18 anni, ma risorgendo immediatamente perché i martiri non muoiono mai.
“Eravamo giovani,
eravamo avventati,
arroganti…
stupidi…
testardi…
Ma avevamo ragione noi.
Non mi pento di niente”.
(Abbie Hoffmann, attivista politico della Sinistra Radicale USA, 1936-1989)
Elezioni
Date al Potere
quello che è suo
e quello che è vostro
non vi sarà restituito,
perché non siete pietre di carne e sangue,
ma Mausolei dove gli Dei della terra
appena eletti scolpiscono
i loro nomi di pietra
e il loro Programma di divinità auto-celebrantesi:
“ Sei Giorni riposerai e il Settimo non lavorerai”.
(“Quante volte le insegne del potere portate dai potenti di questo mondo sono un insulto alla verità, alla giustizia e alla dignità dell'uomo! Quante volte i loro rituali e le loro grandi parole, in verità, non sono altro che pompose menzogne, una caricatura del compito a cui sono tenuti per il loro ufficio, quello di mettersi a servizio del bene”, Papa Benedetto XVI)
Quando l’amore è cieco
Le cataratte del cuore
fanno più male delle altre.
Lo capisci da quando non vedi
attorno a te
i colori rumorosi della vita,
i rumori sgargianti delle lacrime
quando anche il Cielo
sembra avere effetti collaterali,
mentre ci discuti animatamente, qualcuno è ancora umano,
e purtroppo anche dalle parole senza sapore che si sentono in giro
come se fossero dei mantra
che chiudono ogni illusione o utopia di speranze e sogni
“che importa, anzi che mi importa? Vada tutto alla malora
e con voi portate tutti”.
Ci sono superstiti di questi riti sacrificali
che raccontano di quando dagli occhi scaturivano ancora ruscelli di lacrime,
di Cielo azzurrino,
prima che i cuori maturassero le loro cataratte
rendendo cieco l’amore.
Un tempo gli occhi parlavano,
addirittura dicono che il cuore tanto tempo fa cantava.
Sembra che non si veda più nulla.
E il canto è una gola in languore.
(“La durezza di questi tempi non ci deve fare perdere la tenerezza dei nostri cuori", Ernesto Che Guevara)
Ucraina e di altre guerre
Sembra spiga sterile
la pace,
se non dissodiamo
questi cuori sconsacrati
che ne sfigurano i virgulti:
migliaia di uomini
spolette da staccare,
sentieri per la marcia trionfale di demiurghi
impazziti a 360°.
Ci hanno comunque
rabboniti con la promessa
che la pace avrà il suo
bel funerale di prima Classe.
Qualcuno, con rabbia del Potere, osa ancora sperare.
Ma ad quid?
Attorno a noi frammenti di fiamme
soffocano il fragore di cuori plumbei,
è come prendere con le mani i raggi di sole.
Dicono, i demiurghi pazzi,
che donne e bambini sono un Mito dell’Occidente,
non possono morire.
Non muoiono.
(“La guerra è opera degli uomini. Donne e bambini possono partecipare solo come vittime”,
Tomislav Markovic, scrittore e giornalista serbo)