Maria Tina Vitello

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Poesie in mostra

AD SOLEM ET LUNAM

Veglierò su di te
mentre danzi per me
mostrando al mondo la nostra luce

AMORE

Da secoli lui abbraccia la sua compagna
e di notte dorme con lei,
da secoli è così
per il sole e la montagna.

SIGNORA

Cammina austera,
negli occhi ha due stelle
mentre sulle calze belle
si allunga una smagliatura.

MADDALENA

“E Lui
adesso
dorme.
Se mai Dio fu così potente
da scacciare demoni
da parlare ai venti
mai Dio fu così vulnerabile
da cercare un’anima
per condividere”

LA BALLATA DELLA NOTTE

E giunge la notte da tutti invocata,
la notte temuta, la notte amata.
E giunge come casa per chi non ha tetto
ed è un grande letto per chi non riposa,
la notte madre la notte matrona,
la notte padrona di tutti i segreti.
E’ come uno scrigno pieno di luci,
pieno di voci per chi lo sa aprire,
per chi sa vedere dentro le persone,
per chi sa scrutare in un’altra dimensione
e impara ad amare e a capire tutti:
volgari, inetti, furbi e arroganti,
perché tutti quanti abbiamo un cuore
e mille paure da seppellire.
E ci avvolge la notte
col suo canto, ci protegge col suo manto,
la notte madre, la notte matrona,
la notte padrona di tutti i segreti.

INSIEME

Invocai il cielo,
una notte:
mi rispose con il luccichio di una stella.
E rimasi a contemplare
serena
l’alba nascente.

MAGIA NOTTURNA

Si ergono tanto solenni
le montagne
di giorno
quanto
di notte
si umiliano
per lasciare, come sospese nel vuoto,
le luci dei casolari che accolgono nel grembo.

NOSTALGIA

Seduta allo stesso posto
rivive quel caffè,
solo che oggi è un po’ più amaro…

NEGATA

Filastrocca con un filo di voce,
canta di due madri il dolore atroce;
canta di una la propria figlia amata,
con il nome Kore era stata chiamata!
Per soli sei mesi l’avrebbe avuta con sé,
per altri sei era solo di un re!
La voce materna per tutta la vallata
chiama ancora la propria figlia amata.
Canta di un’altra un figlio desiderato,
per mesi e per anni lo aveva cercato
sia con l’amore che con la cura adeguata,
la sua voce materna non era bastata…
ma più dolorosa dell’ultima iniezione
è stato indurla a rinunciare all’adozione…
Si è chiusa dapprima in un pianto accorato,
la sua voce materna il suo nome ha urlato!
Ora non sente,
non prova più niente…
Le è rimasto solo un filo di voce
e una filastrocca che narra un dolore atroce.

DIGNITÀ

Non proferire parola,
o Silenzio,
tu, dignitoso compagno di chi soffre,
di chi ha rimesso le scarpe per camminare,
di chi ha trascorso la vita a mediare.
Non proferire parola,
o Silenzio,
tu, scelto rifugio di chi ha l’anima ferita,
di chi ha finito i discorsi,
di chi ha visto indurire il proprio cuore.
Regna,
o Silenzio,
in chi non ha più parole da pronunciare
ma solo due grandi occhi per raccontare…

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