In viaggio con voi
(carta e penna…)
Ci siam conosciuti ch’ero solo un bambino e ad esser sincero, tutta st’amicizia non la volevo
Ma ero solo un bambino. E tante cose non le capivo… e tanto meno, le sapevo…
Non capivo il vostro valore. E non sapevo… Non potevo sapere, quello che per me, di lì a qualche tempo, sareste diventati.
AMICI!! I miei migliori amici e confidenti… Di me sapevate tutto e di mettere nero su bianco, non aspettavate altro.
Pensieri e parole, erano scuse per diventare una storia… Storie sotto forma di versi… Prosa, poesie o racconti… Comunque storie!!
Grazie per avermi e per accompagnarmi in questo viaggio da me voluto e iniziato.
Grazie per accompagnarmi in questo viaggio, dove forse… non mi porterà in nessun dove, ma che di certo, e questa è la cosa che conta, condivido con la gente…
Lourdes: C’era una volta un sogno
11 Febbraio 1858: Madonna di Lourdes
«Io scorsi una signora vestita di bianco. Indossava un abito bianco, un velo bianco, una cintura blu’ ed una rosa gialla sui piedi»
Bernadette Soubirous.
IO: C”era una volta un sogno, un sogno che facevo spesso, ripetutamente, sempre lo stesso sogno… E parlava di LEI… di Lei e di ME…
Di Lei… la “Mamma celeste”… la “Vergine Santissima”… l’ “Immacolata Concezione”… la “Madonna di Lourdes”…
E di me… un qualunque me… un qualsiasi me…
Mi “vedevo” in viaggio da solo, con destinazione proprio Lourdes… E una volta arrivato davanti a Lei… al suo cospetto, cominciavo a piangere.
Un pianto a dirotto , forte, potente ma estremamente leggero e liberatorio. Specie la mattina al mio risveglio.
Pensai… perché questo sogno, perché questo continuo ripetersi dello stesso identico sogno?
Pensai anche, “senza pensare piu’ di tanto”, che forse dovevo andare in quel luogo, dovevo andare da solo e “vivere realmente” quel sogno.
Tra domande, dubbi e speranze… pensai anche, che forse era una “chiamata”… Che la “Mamma Celeste” voleva che gli facessi “visita”.
E allora sono andato. Sono andato da solo, esattamente come “diceva” e come si “vedeva” nel sogno. È stato un bellissimo viaggio !!
Raccontare in poche righe le emozioni che ho provato è molto difficile, ma c’è una cosa che mi ha fatto pensare e riflettere… e che ancora adesso…
Io quel sogno, da allora, non l’ho’ più fatto!! E forse io, forse io… non ero proprio un me “qualunque”… forse io, non ero proprio un me “qualsiasi”…
Gabbiano di città
Ho sempre pensato che tu appartenessi al mare e che del mare ne fossi il simbolo.
Forse uno dei tanti… di certo, quello più seducente… Quello più romantico e affascinante.
Quello a cui, insieme al tuo mare, sono state dedicate grandi odi…
Eppure oggi, cammino per le strade, tra piazze e vicoli e quello che vedo… sei tu che “litighi”.
Litighi per un pezzo di pane, litighi per mangiare, litighi per “predare”… È la tua natura e niente si può fare…
E mi chiedo, come hai fatto ad arrivare ? Ad arrivare e ad emigrare in “quest’altro” mare?
In quest’altro mare fatto di cemento, dove lo sporco e l’immondizia… han preso il sopravvento
Nel mio, nostro immaginario, tu sei visto bello e seducente, bello e affascinante ma, anche bello e “sporco”…
E qui, in quest’altro mare, grazie all’uomo, sempre Lui… hai trovato terreno fertile.
Ti sei abituato e adagiato a tutto questo e chissà ancora, per quanto tempo, godrai di questo cambiamento?
Forse la risposta… tra dieci, venti o trent’anni o forse mai… ma io intanto, sento le tue urla e il tuo richiamo e a te gabbiano, con la mente e i ricordi ti “riporto” al tuo mare.
A quello, dove da sempre appartieni e che forse, da sempre ne sei il simbolo assoluto.
Come i girasoli
Di te che ami i girasoli, non posso e non voglio pensare, che con il sole non hai nulla a che fare
Il sole che è luce… il sole che è vita… Il sole che è tutto… il sole che invita.
Che invita a “vivere” la vita!!
E senza fare più di tanto, la tua anima… in modo semplice, lo rivela e lo grida.
Lo capisco sai ? Lo capisco dal tuo sorriso e dai tuoi occhi… Lo capisco dal tuo essere e dal tuo vivere… Lo capisco, perché ti conosco…
Proprio come i girasoli, giorno dopo giorno, “speri” in quella luce… “insegui” quella luce… Quella luce che è tua e che senti tua e che neanche le giornate più ombrate possono coprire.
E sei da prendere come esempio.
Il tuo sorriso è contagioso… Il tuo fare è contagioso… Il tuo “essere” girasole è contagioso!!
E allora… insegna anche a me ad amare il sole e a vivere la vita…
Anche io, voglio essere come i girasoli ed essere come il “fiore che insegue la luce”…
Camminando verso Santiago
(versione mini racconto…)
Il Cammino di Santiago de Compostela nasce prevalentemente come un pellegrinaggio. E infatti lo è, lo è sempre stato, lo è diventato. Chi decide di farlo oggi lo fa per i più disparati motivi e anche per i più “disperati“, ma forse questa è un’ altra storia…
C’è chi lo fa, appunto, per fede… C’è chi lo fa perché ama la natura e ama camminare tra sentieri in mezzo a boschi e non solo, respirare aria pulita… C’è chi lo fa perché ama la storia… Tutto il cammino ha una sua storia!! C’è chi lo fa per mettersi alla prova e c’è anche chi lo fa per semplice curiosità. C’è anche chi parte pensando di farlo per un motivo e una volta arrivato a destinazione, tappa dopo tappa…
Sono passati ormai, quasi 13 anni (ma sembra ieri…), era l’ottobre del 2009, dal “mio” cammino e ancora oggi, io stesso, non so per quale motivo l’ho fatto, ma so di sicuro il motivo per cui lo rifarei e lo rifarò E chissà, forse mi sono già risposto da solo… Di sicuro, mi affascinava e mi affascina ancora, la simbologia del cammino. Tutto il contesto che “gira” intorno al cammino. I motivi di cui sopra, il camminare, zaino in spalla, in un sentiero, tra pianure e colline, salite e discese, sotto il sole e sotto la pioggia. La ricerca di quelle frecce gialle dipinte sulla strada, sui muri, sugli alberi, che ti indicano la via da seguire. La conchiglia, vero e proprio simbolo del cammino e il conoscere e condividere questa esperienza con altre persone, ognuno con il suo motivo e cosa molto importante ognuno con la sua storia La sua storia personale!! Ognuno aveva una sua storia personale, che ti ritrovavi ad ascoltare la sera, nei vari punti d’incontro, che potevano essere ostelli, locande, trattorie, pub o comunque locali di aggregazione vari.
Ma che faticaccia però… Che tribolazione!!
Io non posso dire di essermi “goduto” il cammino “durante” e quante volte ho pensato di fermarmi… Eppure, eppure andavo avanti con una forza che neanche io sapevo di avere, da dove la prendevo o da dove “arrivava”… eppure… Tutto questo a una media di 22/25 km al giorno!!
Addirittura l’ultima tappa fu di 44 km!!! Ma posso dire di essermi “goduto” il cammino, una volta tornato a casa. Si, perché, quando ripensavo alle fatiche passate e mi “rivedevo” zaino in spalla a camminare e soffrire, la cosa mi faceva stare bene, stramaledettamente bene.
Affrontavo le giornate con un piglio e uno spirito a me sconosciuti. Specie alcune giornate…
Ed è così che mi feci una domanda e che a distanza di anni ancora mi faccio…
È FORSE QUESTO IL SEGRETO DEL CAMMINO DI SANTIAGO DE COMPOSTELA?
(Un ringraziamento particolare va al mio compagno di cammino Walter, con cui ho potuto condividere questa esperienza . Camminavano insieme, ma quante volte camminavamo da “soli”…)