Franca Pogliano

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L’Agenda del Poeta 2024

MEDITERRANEO

Dov’è finita
l’anima del Mediterraneo
cullata
dal canto delle sirene?
Dov’è finita l’eco
del Mediterraneo,
sorgente di civiltà
e di commerci?
Odo soltanto
l’urlo buio di dolore
di un mare che
ha paura;
le voci disperate
di uomini stremati che
non riescono più a sognare:
come se Nettuno,
vigile custode dell’abisso,
gridasse dal suo antro profondo
l’ira funesta
per le sue acque
ridotte a crocevia di morte.
E con lui, dagli antri terrestri
disseminati lungo le coste,
i suoi figli, i Ciclopi,
divenuti testimoni
del genocidio
di migliaia di uomini.

Alla piccola “matrioska”

Abbiamo volato
su montagne e pianure
per cercare un piccolo fiore,
assai raro,
che era già sbocciato,
era stato raccolto e custodito
poi dimenticato
come fosse una cosa vecchia,
un giocattolo rotto
che non diverte più.
Ma quel piccolo fiore,
dapprima solo con il pensiero,
è stato nutrito;
alla vecchia cosa
è stata tolta la polvere;
al giocattolo rotto
è stata sostituita la molla
e la vita ha ripreso
la sua corsa sfrenata
come un treno ad alta velocità
su un binario lucente.

L’ ISOLA (di Bergeggi)

Mi fermo sulla costa
ad osservarla:
ecco l’isola,
scoglio solitario
dove i gabbiani vigilano
i resti di un piccolo monastero,
testimone di un antico passato,
inghiottito dalla macchia mediterranea
che sembra radicare
la pietra al mare,
dove il corallo è tornato
a popolare il fondale,
custode di un relitto
a lungo ricercato.
E’ questo il miracolo
dell’isola:
la vita che si rigenera,
i profumi mediterranei
nell’aria salina,
il mare blu
che schiuma sulla roccia,
scavando ripari per gli uccelli.
Un’armonia di luci e colori
racchiusi in uno scrigno
da scoprire.

Donne

Ovunque siano
e a qualunque popolo appartengano,
sono la forza dell’umanità.

Molte, costrette nel loro harem
a guardare un angolino di mondo
attraverso grate arabescate,
si fondono quasi in un unico corpo
che palpita e prova emozioni
al ritmo di un solo cuore;

altre, mute e fedeli schiave,
scoprono soltanto la fronte e gli occhi…:
occhi tristi, profondi, bellissimi
che nascondono chissà quali gioie o angosce;
e i corpi, sorgenti di vita,
celati e castigati in lunghi abiti neri.

Altre ancora, portando con sé creature senza nutrimento,
sono diventate instancabili camminatrici
alla ricerca di acqua e cibo
in un deserto che
offre soltanto arsura e miseria.

E poi le infaticabili lavoratrici
dagli occhi a mandorla
e le schiene spezzate
per aver raccolto sempre riso
o tracciato infiniti solchi con l’aratro…

Altre, forse troppe,
pur consumando la vita
dietro le sbarre di una cella,
continuano ad urlare
la loro disperazione,
il loro odio
oppure il loro amore per un mondo
che non vuole più offrire speranza:
ma sono vive e continuano
ad avere la forza per lottare.

Persino le lucciole
hanno un’anima;
ma, spesso, tutti ce ne dimentichiamo,
considerandole oggetti da mercato:
anche loro lottano per vivere,
magari per trovare l’amore.

Esistono ancora delle splendide
custodi della casa:
anch’esse, dolci e delicate,
portano avanti le loro battaglie
per l’educazione dei figli,
per l’unità della famiglia,
per la vita.

Questi esseri fantastici,
modelli infiniti di creature
all’occorrenza poliedriche,
magnifiche e misteriose,
sono DONNE:
salde come rocce,
fragili come i petali
di un bocciolo di rosa
fresco di rugiada.

IL MARE D’INVERNO

La solitudine
del mare d’inverno,
la calma piatta della spiaggia
sul calar della sera
mi avvicinano
al respiro della Terra e
all’armonia della Natura:
bastano pochi attimi
di contemplazione
per essere Zen,
per toccare la felicità,
per provare il dolce calore
della serenità.

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